La cedrata Tassoni, tra passato e futuro

Durante l’estate si beve molto; si impara da piccoli quanto sia urgente spegnere la sete (e sanno bene i genitori quanto sia difficile accontentare in fretta i loro figli, se l’acqua è finita). Anche per questo motivo, da giugno a settembre impazzano le varie bevande che offrono una varietà cromatica notevole: dal rosso e arancione delle aranciate al giallino del pompelmo, fino al marrone dei derivati della cola, fino ai vari succhi ed alle bibite preparate con gli sciroppi. Una bevanda più di tutte, in ogni caso, merita una certa attenzione: parlo della cedrata. Più di una persona, a questo punto, sarebbe tentata di aggiungere «Tassoni» e, magari, sentirebbe risuonare nella sua testa un motivetto di una decina di secondi, con le parole «Quante cose al mondo vuoi fare, costruire, inventare … ma trova un minuto per me». Quella bevanda e quel jingle musicale hanno attraversato varie generazioni ed hanno caratterizzato molti momenti, con un colore ed un sapore inconfondibili.

Cedrata e soda Tassoni

Cedrata e soda Tassoni

 

ESPERIENZE E RITI. A prescindere dall’età e dalle esperienze, chi ha incontrato «la Tassoni» difficilmente se ne dimentica. Per me, l’aroma della cedrata è legato alla mia infanzia, alle volte in cui si aveva ancora il tempo di andare in pizzeria con la famiglia: alla «marinara» accompagnavo sempre quella curiosa bevanda che veniva servita in una bottiglietta dalla superficie leggermente rugosa e, nel berla, aveva un certo “corpo”, la si poteva davvero guastare. Altre esperienze sono completamente diverse: «Mi interessai della Tassoni anni fa – spiega Vittorio Dell’Aiuto, blogger intelligente che cura il suo spazio Giovani Tromboni – Lo feci per motivi contingenti, l’estate calda e mia moglie col pancione che fortunatamente era stata colta da voglie abbastanza economiche: soprattutto cedrata e acqua Ferrarelle». Quella molla diede il pretesto per il primo incontro di Vittorio con la bevanda e per le sue riflessioni.

«Divido mentalmente i supermercati in cedratodotati e non – scrisse in un post del 6 agosto 2003 – La si compra in pochi perché, se si ha la forza di aguzzare la vista e leggere sul cartellino dello scaffale i microscopici caratteri che riportano il prezzo al litro, si scopre che è molto più a buon mercato perfino il Grand Marnier (che pure non deve mancare, per guarnire il gelato)». Non mi sono mai preso la briga di controllare questa affermazione e può essere che sia giusta; in ogni caso, per alcuni quella bevanda è diventata un rito (maggiore o minore) ed è un momento che accomuna eruditi e normalissimi lavoratori, maestri come Enzo Biagi (è rimasta memorabile una sua frase relativa a un non meglio precisato soggetto: «Era talmente ignorante che pensava che la Cedrata fosse un’opera minore del Tassoni») ed elucubratori come Tommaso Labranca.

Quello stesso rito, poi, può essere “fai-da-te” o pret-a-porter: «Quella che noi chiamiamo Cedrata Tassoni – scriveva sempre Vittorio – è in realtà la Soda Tassoni, cedrata già pronta nelle pratiche bottigliette (il progresso!). Vi è poi lo sciroppo di cedrata, la vera Cedrata Tassoni». Effettivamente lo sciroppo è più difficile da trovare e non è strano che qualcuno potesse pensare, nel vederlo soprattutto negli spot, che si trattasse «dell’unico caso di pubblicità sopravvissuta al prodotto»; con un po’ di fortuna, tuttavia, nel negozio giusto la bottiglia grande può spuntare e allora alla «cedrata già pronta nella dose ideale» si possono sostituire esperimenti, miscele, proporzioni personali. «Istruzioni: “Prodotto diluibile con acqua a piacere”. Io l’ho provata con acque lievemente friccichine, di quelle effervescenti naturali. Ahò, è buona. E quasi senz’altro fa bene» chiosa Vittorio.

 

IL PERSONAGGIO E LA MUSICA. Quest’ultima frase rimanda indubbiamente al primo slogan legato al prodotto, nei filmati girati per Carosello tra il 1973 ed il 1977. Più del motto «È buona e fa bene», tuttavia, di quel periodo si ricorda soprattutto Mina, che al prodotto ha prestato immagine e voce. «Mina era nel ‘73 l’artista italiana per eccellenza – mi ha spiegato Massimiliano Pani, che all’epoca aveva 10 anni – Non era ancora lontana dagli schermi (Milleluci era stato diffuso l’anno prima da Raiuno), ma era presentissima in radio e sui media … non é difficile capire perché la Tassoni abbia scelto Mina». Per gli appassionati di Carosello ed i cultori dell’epoca, Tassoni è l’unico marchio italiano assieme a Barilla ad aver potuto contare sull’immagine della Tigre di Cremona. «Mina ha scelto di abbinare la sua voce e immagine poche volte durante la sua carriera – precisa Pani – Ha scelto marchi che in qualche modo la interessassero, altrimenti ha rifiutato le proposte. La cedrata é un prodotto di nicchia, ma la Cedrata Tassoni é la numero uno assoluta della nicchia!».

La campagna pubblicitaria che maggiormente ha colpito il pubblico (benché la parola «cedrata» non fosse detta nemmeno una volta), tuttavia, è quella che ha preso piede negli anni ’80, quando ormai Carosello aveva chiuso i battenti. Il claim della campagna pubblicitaria («Per voi e per gli amici, Tassoni») era lo stesso del 1977, mentre la composizione del motivo musicale fu affidata proprio a Massimiliano Pani. «Io mi sono occupato di scrivere musica e testo in questo caso per il nuovo jingle commissionato da Tassoni – ricorda – La composizione nacque molto rapidamente perché i tempi erano stretti e mi venne l’idea completa di testo, caso abbastanza raro per me che preferisco fare solo la musica. Non era previsto che io suggerissi anche le parole, ma preferii far ascoltare a Tassoni (e ovviamente a Mina) un provino con delle parole di senso compiuto piuttosto che in finto inglese come si fa di solito: piacque la musica e anche la proposta di testo, per mia fortuna».

Nei primi spot mancava il verbo «costruire», ma l’atmosfera era sostanzialmente identica a quella che si respira oggi, anche se la voce che canta quei versi non è più da tempo quella di Mina, che nel 1987 firmò un contratto di esclusiva per il wiskey Glen Livet. «Mina non rinnovo il contratto con la Tassoni, ma loro decisero di mantenere il jingle perché aveva funzionato bene – continua Pani – Lo feci cantare a una corista con la quale collaboravamo per i nostri dischi: era Simonetta Robbiani, moglie dell’arrangiatore Mario, e la voce molto suadente fu spesso confusa dai meno attenti con quella di Mina. Per questo motivo fu rifatto il jingle con la voce di Giulia Fasolino, la più brava corista italiana in assoluto, vera interprete di valore. La Tassoni spesso manda in onda comunque la versione della Robbiani, benché più datata nei suoni e nell’arrangiamento, perché ci sono affezionati e, secondo me, anche perché ricorda … velatamente Mina».

Possibile promocard per Tassoni

Possibile promocard per Tassoni

Possibile packaging per la soda

Possibile packaging per la soda

RILANCIARE IL PRODOTTO. Certamente, oltre ad essere una bevanda (magari foriera di ricordi), la cedrata Tassoni è un prodotto e un marchio e, in quanto tale, ha tutto un mondo in cui è inserita e gioca la sua parte. Anche partendo da questa considerazione, Elisa Frasinetti, ex studentessa dell’università di Padova (attualmente autrice per Endemol e regista), ha dedicato la sua tesi di Scienze della comunicazione (nell’anno accademico 2005-2006) proprio alla Tassoni ed ad una proposta di rilancio della cedrata. «In base ad un questionario che ho proposto ad un centinaio di persone – spiega nell’introduzione – Cedrata Tassoni gode di un altissimo riconoscimento da parte degli intervistati, ma è essenzialmente assente nelle citazioni spontanee di questi ultimi». Come spiega meglio nello svolgimento della tesi, nessuno degli intervistati ha inserito spontaneamente la cedrata tra le prime cinque marche che ricordava; tuttavia, alla domanda «Conosce la cedrata Tassoni?», quasi tutti hanno risposto sì, anche se ad averla bevuta almeno una volta è solo una persona su tre (e tra i giovani la percentuale si abbassa).

Analizzando più nello specifico il prodotto cedrata, mettendolo a confronto con le altre bibite (a partire dalla “regina” Coca-Cola), esce un quadro piuttosto preciso e con molte sfaccettature: «Cedrata Tassoni – illustra Frasinetti – è considerata una bibita rinfrescante e dissetante, anche se talvolta un po’ troppo zuccherata (per questo non adatta alle diete). È piacevole e dal gusto inconfondibile, quindi molto originale; inconfondibile è anche il suo colore giallo, che ricorda il cedro e l’estate. È considerata un’ottima alternativa alle altre bevande gassate […] Per contro è molto difficile da reperire, eccessivamente costosa e troppo poco pubblicizzata. I consumatori rimproverano a questa marca di non essersi rinnovata: di fatto è diffusamente considerata demodè […] passata e in taluni casi estinta. Il suo packaging, pur essendo considerato vecchio, è ritenuto inconfondibile per le sue singolari note distintive: la bottiglia senza etichette […], l’inconsueta capienza di 18 cl […] e l’effetto “buccia di cedro” su tutta la superficie della bottiglietta».

Elisa propone dunque alcune strategie per aumentare la «conoscenza spontanea» dei consumatori. Il primo campo analizzato riguarda la promozione, per cercare di rendere il prodotto più familiare ai giovani: potrebbe essere interessante un concorso per gruppi musicali emergenti, cui chiedere di rivisitare il jingle della cedrata Tassoni, per avvicinare la fascia di età dai 15 ai 24 anni e comunicare con un messaggio elaborato dai giovani stessi; la stessa idea potrebbe essere il soggetto degli spot radiofonici e televisivi, mentre cartoline promozionali, affissioni e pubblicità stampate potrebbero utilizzare il tappo della cedrata come etichetta di un vinile, accompagnato allo slogan «Tassoni, tutta un’altra musica». Un altro cambiamento di rilievo riguarderebbe il packaging, ossia il confezionamento del prodotto: se la mancanza di etichette sulla bottiglia (con il tappo che contiene il logo e tutte le informazioni sulla cedrata) può essere una caratteristica da mantenere, occorrerebbe abbandonare la confezione di cartone che unisce le sei bottigliette e cercare di qualcosa che faccia risaltare maggiormente la genuinità del prodotto (magari usando una confezione simile a quella dei prodotti ortofrutticoli).

Si possono condividere o meno le idee di Elisa, ma certamente il lavoro svolto merita attenzione e soprattutto rispetto, perché è preciso e ben circostanziato. «Penserai che sono una pazza ad aver scritto ben 173 pagine sulla Tassoni – mi ha scritto quando l’ho contattata – In effetti un po’ pazzi bisogna esserlo, altrimenti che gusto c’è?». Meno male che esistono questi pazzi, che alla cedrata ed al suo mondo hanno dedicato ben più del minuto invocato da quel motivetto che, in fondo, non ha abbandonato uno solo di noi.

 

Le immagini tratte dalla tesi di Elisa Frasinetti restano di sua proprietà; Cedrata Tassoni è un marchio registrato da Cedral Tassoni e l’uso in questo articolo non ne comporta volgarizzazione o alcun uso indebito.

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4 Risposte

  1. che cos’è la cedrata?????????????

  2. La cedrata Tassoni ( o anche “cedralina”) è il contrario dell’AIDS: fa bene e se la conosci le cerchi.
    Poi volendo ci sarebbe da parlare anche della spuma, che è il contrario della Sprait; ma questa sarebbe un’altra storia.
    Tassoni ? santa subito!

  3. vedo con orrore che è comparsa una faccina sintetica nel commento, declino ogni intento pur ammettendone la responsabilità.
    Dimenticatela, vi prego….

  4. […] potrebbe ovviamente pensare che il cedro (quando non venga utilizzato per la cedrata Tassoni) non è  specie autoctona, è un immigrato più o meno o clandestino e deve lasciare posto agli […]

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