Trent’anni fa, quando Odeon faceva spettacolo

Trent’anni fa si concludeva uno dei programmi televisivi più importanti nella storia del costume italiano. Il suo nome era Odeon ed aveva preso avvio l’8 dicembre 1976 sulla Rete 2 (questo era il nome assunto dal Secondo Programma dopo la riforma Rai del 1975, la stessa rete che oggi si chiama Raidue). A firmare la trasmissione, inserita tra le rubriche del neonato Tg2, erano due tra i giornalisti più apprezzati della Rai, Brando Giordani ed Emilio Ravel. Definiti spesso «pionieri della televisione», anche con quel loro programma inaugurarono un genere ed un modo di porgere le notizie legate al mondo dello spettacolo.
Il logo della trasmissione Odeon, disegnato da Piero Gratton

Il logo della trasmissione Odeon, disegnato da Piero Gratton

 

LA NASCITA. Una trasmissione come Odeon era inimmaginabile anche solo pochi anni prima, nella Rai saldamente in mani governative – sostanzialmente democristiane – e circondata da un alone di serietà e propensione alla cultura: il massimo della leggerezza erano i varietà del sabato sera, la “trasgressione” era incarnata dall’ombelico della Carrà o da ballerine come Lola Falana e le gemelle Kessler. A quella storica Rai partecipò quasi dall’inizio anche Ravel (all’anagrafe Emilio Raveggi), classe 1933: «Con Brando Giordani, nella precedente gestione della Rai, avevo fatto sempre un giornalismo di carattere molto severo, quasi “guerresco” – mi spiega – Avevamo cominciato a lavorare insieme a Tv7, lo storico approfondimento del telegiornale, e da allora siamo sempre rimasti amici ed abbiamo collaborato in molte occasioni».

Dopo la legge 103/1975, che trasferiva il controllo della televisione di Stato dal Governo al Parlamento (cioè ai partiti, come presto si sarebbe capito), le singole reti Rai furono proiettate in differenti aree di influenza politica e, per la prima volta, si trovarono in concorrenza tra di loro. Per battersi contro la Rete 1, più legata alla tradizione, la seconda rete si affidò alla sperimentazione e, in più di un caso, alla “rottura degli schemi”: la linea fu seguita in tutti i programmi, dall’informazione all’intrattenimento (nacquero proprio in questo periodo L’altra domenica della banda Arbore, Stryx di Enzo Trapani, i fumetti in tv di Supergulp! e la demenziale Onda libera di Roberto Benigni).

«Con la riforma della Rai venimmo impiegati in modo diverso – ricorda Ravel – Giordani diventò vicedirettore del Tg2 ed il suo direttore, Andrea Barbato, mi chiamò all’interno della redazione cultura. Quando mi scelse, Andrea pensava che io fossi un tipo “serio”, anche in base a quanto avevo fatto in precedenza; ci rendemmo conto presto, tuttavia, che con la riforma era diventato facilissimo dire praticamente tutto quello che si voleva. Dal momento che tutti quanti si erano dati al giornalismo di battaglia, a me e a Brando venne l’idea di sfruttare i nuovi varchi di libertà per dimostrare che il giornalismo poteva essere anche una cosa divertente, senza rompere le scatole a nessuno. Ricordo che l’amico Brando era entusiasta per questa possibilità».

Emilio Ravel (dal programma Via con la sigla)

Emilio Ravel (dal programma Via con la sigla)

SPETTACOLO NELLO SPETTACOLO. Avuta l’idea di base, si trattava di definirla meglio. «Il progetto si proponeva di indagare, all’interno del mondo dello spettacolo, cosa “faceva spettacolo”, in quali modi si poteva fare, trasformando comunque in spettacolo tutto quanto – precisa Ravel – Andrea Barbato era assolutamente d’accordo con noi e, nel nostro lavoro, ci garantiva un certo margine di libertà. Cercammo fin dall’inizio di cercare di cogliere qualcosa che già c’era, condizione necessaria perché un programma abbia successo: nella gente c’era davvero un bisogno di immaginazione, di voglia di fare, era venuto il tempo di avere una visione più aperta della vita e del mondo. Proprio in quel periodo prendevano piede il surf, lo skateboard ed il frisbee, l’intero mondo dello spettacolo e della musica erano percorsi dal rinnovamento e noi, col nostro programma, potevamo essere dentro in tutto questo».

Restava tuttavia da definire il titolo della trasmissione: «Da ragazzo frequentavo un cinema che si chiamava Odeon, era un bel ricordo e suonava bene, così proposi il nome a Brando che, sempre molto gentile, lo accettò». «Odeon», in più, era il nome che nell’antica Grecia toccava ai luoghi dedicati agli esercizi di canto, alle rappresentazioni musicali, ai concorsi di poesia e di musica; nel tempo la denominazione è stata spesso associata a teatri e sale cinematografiche, dunque proprio al mondo dello spettacolo che il programma si proponeva di raccontare. Fu così che il titolo definitivo divenne: Odeon, tutto quanto fa spettacolo.

SUCCESSO POPOLARE. Le promesse contenute nel titolo della trasmissione furono mantenute fin dall’inizio. Annunciate dalla voce e dal volto di «Odeonette», (ossia una giovanissima Laura D’Angelo, già nota come ballerina ed attrice, all’inizio della sua carriera televisiva) si susseguirono una miriade di storie molto diverse tra loro, ma capaci di far presa sul pubblico. Il frisbee di cui si parlava prima arrivò in Italia proprio grazie ad Odeon, artisti di primo piano italiani o stranieri ottennero visibilità, così come figure “di nicchia”, solitamente trascurate dalle cronache dei telegiornali. La tecnica di montaggio dei servizi conferiva alla rubrica una velocità comunicativa che la rendeva decisamente moderna e, dunque, appetibile per i giovani come per chiunque altro; il tutto fu avvantaggiato dall’introduzione del colore nei teleschermi (datata 1° gennaio 1977) e dalla crescente “frenesia” dei telespettatori, da quel momento padroni di cambiare canale dalla poltrona attraverso il telecomando e, dunque, di cercare in fretta qualcosa di interessante. L’interesse, del resto, fu destato senza indulgere alla faciloneria: tra i collaboratori della trasmissione Ravel ricorda anche registi di prim’ordine come Alberto Lattuada, Dino Risi, Mauro Bolognini.

La rottura degli schemi fu affidata a servizi di cui ancora oggi si conserva memoria: del resto, Odeon spesso è ricordato per aver mostrato il primo seno nudo della televisione italiana. «Si trattava del famoso servizio sul Crazy horse di Parigi – ricorda ora Ravel – A firmare quel pezzo fu il fratello di Brando Giordani. A rivederlo oggi, oltre a sembrare materiale da educande, non è affatto volgare, ma allora non poté passare inosservata». Del resto, fu sempre il programma di Ravel e Giordani che fece ascoltare in televisione per la prima volta un pezzo super proibito come L’avvelenata di Francesco Guccini: fu scelta un’esecuzione dal vivo, con tanto di spiegazioni dell’autore, sia pure “purgata” di alcune delle espressioni più crude.

In ogni caso, tutti questi ingredienti portarono a risultati di pubblico oggi inimmaginabili (si ricordi che allora il pubblico aveva scoperto da pochi anni le reti private, ma non c’era ancora un robusto polo di ascolti come è oggi Mediaset): partito con una media di 9,8 milioni di telespettatori, si arrivò fino ai 14, con punte anche superiori. «Dell’inizio della nuova era Rai, e della Rete 2 in particolare, si ricorda sempre L’altra domenica di Arbore – precisa Ravel – Certamente è vero, ma non si deve dimenticare che il pubblico di quel programma era composto da persone di un certo livello: il nostro, invece, era un successo autenticamente popolare e i numeri, in qualche modo, lo hanno dimostrato».

Paolo Giaccio

Paolo Giaccio

Piero Gratton

Piero Gratton

LA MUSICA E LE SIGLE. Una componente fondamentale del programma era certamente costituita dalla musica: «Demmo davvero molto spazio ai cantanti, a fenomeni musicali – continua Ravel – In questo dobbiamo essere veramente grati a Paolo Giaccio, preparatissimo conduttore Rai già al microfono di Per voi giovani ed ora dirigente a Rai Sat. Ci trovavamo ad intercettare le nuove tendenze e ci impegnammo a raccoglierle e trasmetterle. Più di un artista nel tempo ha riconosciuto l’importanza del nostro programma nel panorama musicale di quel periodo: anche una figura singolare come Amanda Lear ha sempre ricordato che Odeon ha avuto un ruolo importante».
Dei brani legati ad Odeon, in particolare, sono rimaste famose soprattutto le sigle. Quella di apertura ha a lungo rappresentato un mistero per gli appassionati di televisione e musica: negli ultimi anni ho personalmente appurato come molti consulenti non abbiano la minima idea di quale brano fungesse da colonna sonora alla grafica innovativa di Piero Gratton, tutta stelle, scritte luminose e immagini di spettacolo a retinatura spessa. È stato lo stesso Gratton, a distanza di oltre trent’anni, a svelare l’arcano recuperando il disco che conteneva il pezzo: «Si tratta di Big shot, un brano di Simon Park, contenuto in un album denominato Changing patterns; a pubblicarlo fu la De Wolfe Music, un’editrice inglese tuttora esistente che produce dischi per sonorizzazioni».
Se la sigla di testa ha lasciato poche tracce nella memoria (anche Ravel la ricordava come «musicalmente di non troppo valore»), altrettanto non si può dire per le due sigle di coda succedutesi negli anni: si trattava di due brani famosissimi di Keith Emerson, tutti basati sul suo modo inconfondibile di suonare il pianoforte. Il primo dei due motivi era davvero storico: era Honky Tonk Train Blues, un brano scritto nel 1927 dal compositore americano Meade “Lux” Lewis e fatto proprio da Emerson nel 1976. Il pezzo divenne uno dei “segni distintivi” più importanti di Odeon, specialmente dopo che alle note del pianoforte di Emerson si aggiunse la sua immagine, un video dell’artista che accompagnava con gioia e frenesia gli spettatori alla fine del programma. Per il secondo anno fu scelta un’altra interpretazione del pianista: si trattava di Maple Leaf Rag (ribattezzata per l’occasione Odeon rag), brano in autentico stile ragtime di Scott Joplin, serrato e complice come le migliori atmosfere da “stangata”.

LA FINE E GLI EREDI. L’epoca di «tutto quanto fa spettacolo» terminò dopo due edizioni: gli ascolti – lo si è visto – erano ottimi, ma qualcosa nel frattempo era cambiato. «Ricordo che più passava il tempo, più c’era bisogno di servizi spettacolari – dice Ravel – e nell’ultimo periodo quei pezzi, acquistati da soggetti esterni, si pagavano molto cari». Per questo e per altri motivi, Odeon finì; il suo successore diretto fu Colosseum, firmato nell’83 sempre da Ravel e Giordani: fu una sorta di antologia del divertimento nel mondo, di nuovo con grandi elementi di spettacolarità e spettacolarizzazione (gli appassionati dell’eros non mancheranno di ricordare la presenza di Carmen Russo). La Rai, nel 2004, tentò di rinnovare il progetto del 1976, con una sinergia tra satellite e Raidue (sempre la stessa): nacque Odeon 2, tutto quanto fa spettacolo SAT e tra gli autori c’era ancora Paolo Giaccio (al suo fianco altri colleghi, tra cui Irene Ghergo). «Ritengo che altri eredi di Odeon possano essere considerati tutti i programmi che mettono a confronto e contrasto linguaggi, modi, cose serie e vicende meno serie – conclude Ravel – Devo dire però che nessuno, dopo quell’avventura, ha più creduto di andare a prendere gioiosamente quello che sta entro la vita. Noi stessi non eravamo i primi: il primo in assoluto, forse, era stato Gualtiero Jacopetti, con i suoi documentari per l’epoca rivoluzionari».

Un grazie enorme ad Emilio Ravel per essersi raccontato, con l’occasione di quel programma storico (e grazie al mio amico e collega Luca Martera che mi ha permesso di rintracciarlo).
Mi sento in dovere di ringraziare anche Paolo Giaccio e Piero Gratton: senza di loro, la sigla di
Odeon sarebbe tuttora un mistero.

Annunci

2 Risposte

  1. Molto bello questo pezzo. Ho cercato ovunque le puntate dell’edizione del 2004, ma non si trovano. Avete qualche notizia? Ce n’era una sul rock psichedelico che m’è rimasta impressa nella memoria.

  2. Purtroppo è praticamente impossibile ritrovare “Odeon2”, a meno che passi per la testa a qualcuno di ritrasmetterlo via satellite (ma ne dubito); vorrei poterti aiutare ma …

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: