(2)9 settembre: racconto di una giornata dedicata a Lucio

Reggio Emilia non aveva mai dedicato manifestazioni particolari a Lucio Battisti, se si esclude qualche omaggio all’interno di Festa Reggio; per il decennale della scomparsa, la città ha deciso di affidarsi alla voce di Maurizio Vandelli ed all’ultimo prodotto del suo editore più noto (Francesco Aliberti), ossia il libro-intervista a Mogol, scritto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Ho deciso di partecipare alla giornata pur con molte perplessità: come molti fan battistiani, non condivido il malvezzo di ricordare un grande artista solo in occasione del suo compleanno (il 5 marzo) o dell’anniversario della morte, visto che chi lo fa generalmente ha intenti meramente speculativi. Alla fine mi sono convinto ad andare, se non altro perché mi sarei occupato di presentazione e concerto per la Gazzetta di Reggio e mi sembrava stupido lasciare il servizio a qualcun altro: ecco dunque il racconto del mio 9 settembre 2008. Continua a leggere

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La Costituzione, un testo per tutti (e gratis con Utet)

Probabilmente in ogni casa, più o meno nascosta, si può trovare una copia della Costituzione: magari in un vecchio codice usato a scuola o in qualche fotocopia consunta e infilata in uno scaffale si può trovare il testo che da sessant’anni è alla base della Repubblica e della nostra convivenza. Se, tuttavia, qualcuno si accorgesse di non possedere la Legge fondamentale, ha l’occasione di rimediare: la casa editrice Utet, in occasione del sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della «Costituzione della Repubblica Italiana», ne offre in omaggio una copia a tutti coloro che ne fanno richiesta.

L’iniziativa è singolare e merita di essere conosciuta ed apprezzata; la storica casa editrice di Torino – che oggi fa parte del Gruppo Editoriale De Agostini e cura con attenzione la produzione e distribuzione di grandi opere di cultura generale – è in questo caso affiancata dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci (che ogni anno organizza il premio Strega), dopo che nel 2006 la giuria degli «Amici della Domenica» ha deciso di assegnare alla Costituzione un riconoscimento speciale, visto che tanto l’apertura dei lavori della Costituente quanto la nascita del premio letterario compivano sessant’anni.

«Conoscere la Carta costitutiva è un diritto e un dovere di tutti i cittadini. Per questo – dichiara il Direttore generale Marco Castelluzzo in occasione della convention annuale che si è tenuta in questi giorni – abbiamo pensato di realizzare questa iniziativa editoriale, che dimostra ancora una volta l´impegno della Utet per la diffusione dei valori fondamentali della nostra identità nazionale nel rispetto degli insegnamenti dei Costituenti più volte richiamati alla nostra attenzione dal Presidente Napolitano. La nostra Costituzione è custode e rappresentante di tutti quei principi per cui l’Italia si può dire patria: la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, il rispetto per la dignità umana e la difesa dei diritti inviolabili dell’uomo».

Il volumetto stampato dalla Utet non è un commento specialistico scritto da costituzionalisti o comunque da giuristi; tutti, in ogni caso, potranno trovare spunti interessanti di riflessione attraverso i saggi di due voci eccellenti della cultura italiana: il linguista Tullio De Mauro e lo storico Lucio Villari. Il primo, nell’introduzione, ci ricorda che quel documento, prima di essere una fonte del diritto, è soprattutto un testo e come tale può essere trattato. Ogni testo ha più dimensioni e livelli di lettura e, se spesso ci si ferma alla grammatica, ai vocaboli o al mero valore informativo di un discorso, non va mai dimenticato l’intento pragmatico di molti scritti, quello che riguarda i rapporti con gli eventuali utenti di quelle parole: ciò è particolarmente valido per le leggi e ancora di più per la Costituzione, «testi che informano sì, ma lo fanno con il fine di prescrivere certi comportamenti. Sono testi – precisa De Mauro – che ci parlano, ma usano il parlare […] come strumento per realizzare fini pratici ulteriori».

A ciò bisogna aggiungere il valore sanzionatorio dei testi legislativi, ma la Costituzione ha generalmente qualcosa in più rispetto alle altre fonti di norme: è un testo chiaro, che usa un linguaggio comprensibile, nonostante alcune incursioni nel lessico specialistico del diritto. «La Costituzione italiana – spiega il linguista – conta 9.369 parole, che sono le occorrenze di 1.357 lemmi, dei quali 1002 (pari al 74%) appartengono al vocabolario di base della lingua italiana». Il «vocabolario di base», costituito in massima parte da parole che comparivano già nella lingua di Dante, permette la comprensibilità di un testo da parte di un ampio strato di persone: per questo, nonostante il diffuso analfabetismo successivo alla caduta del fascismo, «la Costituzione – sottolinea ancora De Mauro – fu ed è un testo capace di raggiungere tutta la popolazione italiana con almeno la licenza elementare; non vi è testo legislativo italiano che possa vantare […] così larga accessibilità»; tra gli altri scritti che hanno raggiunto un simile livello di leggibilità, significativamente, c’è Lettera ad una professoressa della scuola di Barbiana guidata da don Lorenzo Milani.

Lucio Villari, nella nota storica finale, mette sulla stessa linea storica la nostra Costituzione e la Costituzione della Repubblica Romana del 1849 (testo che riportato nel libro): nel primo articolo di entrambe «le parole chiave sono le stesse, repubblica democratica, popolo, sovranità; entrambi i costituenti erano al centro di svolte fondamentali della storia italiana». Nell’elezione dei deputati della costituente per la Repubblica Romana si era posta fine alla divisione per censo e si era iniziato un processo di “eguaglianza” dei diritti (anche se per le donne ci sarebbe voluto ancora quasi un secolo): «Il seme della “democrazia”, gettato a Roma nel 1849 – sottolinea lo storico – è germogliato un secolo dopo in una Costituzione […] tra le più dirette ed esplicite nella rivendicazione e nella difesa di valori democratici».

Per richiedere una copia della Costituzione sarà sufficiente telefonare al numero verde 800-224664 e comunicare i propri dati agli operatori (oppure visitare questa pagina). Può essere davvero una buona occasione per conoscere meglio una fonte irrinunciabile per la vita del nostro Paese: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda che «Nella Costituzione c´è tutto quel che ci unisce, un insieme di principi, di valori, di regole e di equilibri, di diritti e di doveri». Il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi sosteneva che la Carta costituzionale fosse «frutto quasi di un miracolo, della lungimiranza di una intera classe dirigente, divisa su tante questioni […] ma che si ritrovò unita da valori morali, senso dello Stato, amor di Patria»: forse anche per questo Ciampi definiva senza esitazione la Costituzione una «Bibbia laica». Per comprenderla, senza uscire di metafora, non si dovrebbe mai dimenticare nemmeno la «preghiera mattutina dell’uomo laico» (Hegel), ossia la lettura dei quotidiani: a volte rovina lo stomaco, ma aiuta a non abbassare gli occhi.

Cinquant’anni fa, quando l’Italia tollerava

Per gli amanti degli anniversari, oggi non si celebra solo la ricorrenza della breccia di Porta Pia, ma anche un cinquantenario storico, per qualcuno addirittura doloroso. È datata 20 settembre 1958 la morte d’imperio delle «case chiuse»: a decretarla, esattamente sei mesi prima, la legge 20 febbraio 1958, n. 75, indissolubilmente legata al cognome della senatrice che la propose, la socialista Angelina Merlin. Con quel provvedimento venne meno una sorta di istituzione “storica” – senza voler scomodare l’adagio del mestiere più antico del mondo – e il mondo della prostituzione cambiò completamente, non necessariamente in meglio. Continua a leggere

Il plagio: una caccia di idee senza fine

Nell’antica Grecia, in cui ogni attività aveva la sua divinità protettrice, Hermes (Mercurio a Roma) non era solo il dio dei commercianti e dei messaggeri, ma anche «dell’astuzia caratteristica di ladri e bugiardi» (lo riporta Wikipedia, controllate pure). Chissà se, con queste credenziali, avrebbe potuto aspirare anche a diventare “patrono” dei plagiatori di professione; in Italia, in base al titolo di una trasmissione televisiva, quel ruolo poteva toccare a «San Remo», visto il numero consistente di somiglianze e ispirazioni indebite legate alla più nota manifestazione canora. Ora l’autore di quel programma, il caporedattore centrale del Tg2 Michele Bovi, torna sull’argomento affrontandolo in maniera decisamente più ampia: sabato 27 settembre alle ore 23 e 30 andrà in onda su Raidue una puntata di Tg2 Dossier intitolata Cacciatori di idee.
Il fenomeno del copia-copia, infatti, non ha cittadinanza solo nel mondo della musica (anche se spesso ha molta più risonanza), ma attraversa vari campi dell’espressione, da quelli tradizionali (come la letteratura e il cinema) fino alle implicazioni più recenti, legate ai format televisivi. Si tratta di storie più o meno note, che hanno coinvolto artisti famosi e autori non affermati, “rubacchiamenti” (veri o presunti) tra stelle di prima grandezza o idee di personaggi di secondo piano che diventano successi in mani più famose e scaltre.
Pochi tra i soggetti più noti si sono salvati dall’accusa di plagio: tra gli scrittori non sono stati immuni Melania Mazzucco, Umberto Galimerti, né tantomeno Susanna Tamaro, nella duplice veste di accusata (da Ippolita Avalli per il suo Rispondimi) ed accusatrice (di Daniele Luttazzi per la sua parodia irriverente Va’ dove ti porta il clito); cause di plagio hanno riguardato registi ben noti come Mel Gibson (per il truculento Apocalypto) e l’italiano Gabriele Muccino (per aver usato come titolo di un libro e di un film Ricordati di me, brano storico di Venditti). In televisione assai frequentemente si registrano liti tra autori di format (dunque di formule di programmi replicabili) o tra società che ne posseggono i diritti: era accaduto in passato per Quiz show e Chi vuol essere miliardario, mentre più di recente sono finiti sotto accusa Colpo di genio e Cultura moderna (per non parlare di tutte le parentele rintracciabili con programmi come Portobello o La corrida).
Quanto all’ambito musicale, i casi di somiglianze, finiti o meno in tribunale, negli anni sono stati moltissimi, dalle Lucciole vagabonde ritenute (ingiustamente) debitrici di Puccini all’appuntamento ormai consueto con il plagio sanremese. Nel mezzo, vicende più o meno note, una delle quali in Italia ha fatto molto scalpore: si trattava della causa che ha visto Albano Carrisi accusare Michael Jackson di aver copiato la sua I cigni di Balaka per scrivere Will you be there? La lite finì con un accordo tra le parti, con la vox populi a sottolineare l’inconfutabile somiglianza dei brani, ma Michele Bovi annuncia che «Tg2 Dossier dimostrerà che il ritornello sotto accusa aveva a sua volta un inconfutabile precedente: se Jackson se ne fosse accorto in tempo avrebbe potuto affrontare con più efficaci argomentazioni le accuse di Albano». Per sapere di quale ritornello si tratti, l’appuntamento è con l’approfondimento del Tg2, per appassionati di musica e semplici curiosi.

L’anima e il suo destino: incontro con Vito Mancuso

Parlare di anima ha senso anche nell’età della tecnologia, che per alcuni sembra la più lontana da tutto ciò che è «trascendente», che va oltre. Nei mesi scorsi l’affermazione è stata confermata, tra l’altro, dalle vendite (oltre 120mila copie) di un libro che ha creato un vasto dibattito culturale, a tratti anche piuttosto acceso: si trattava di L’anima e il suo destino, pubblicato per i tipi di Raffaello Cortina (un editore specialistico, ricercato, certo non da bestseller) e scritto dal teologo Vito Mancuso. L’autore, 46 anni, nato a Carate Brianza, insegna Teologia moderna e contemporanea alla Facoltà di Filosofia presso l’Università «Vita e Salute San Raffaele» di Milano; per presentare il suo volume ha girato gran parte dell’Italia, compresa la mia città (lo avevamo chiamato noi come gruppo «Il Pozzo di Giacobbe»).

La copertina del libro di Mancuso

La copertina del libro di Mancuso

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