Il plagio: una caccia di idee senza fine

Nell’antica Grecia, in cui ogni attività aveva la sua divinità protettrice, Hermes (Mercurio a Roma) non era solo il dio dei commercianti e dei messaggeri, ma anche «dell’astuzia caratteristica di ladri e bugiardi» (lo riporta Wikipedia, controllate pure). Chissà se, con queste credenziali, avrebbe potuto aspirare anche a diventare “patrono” dei plagiatori di professione; in Italia, in base al titolo di una trasmissione televisiva, quel ruolo poteva toccare a «San Remo», visto il numero consistente di somiglianze e ispirazioni indebite legate alla più nota manifestazione canora. Ora l’autore di quel programma, il caporedattore centrale del Tg2 Michele Bovi, torna sull’argomento affrontandolo in maniera decisamente più ampia: sabato 27 settembre alle ore 23 e 30 andrà in onda su Raidue una puntata di Tg2 Dossier intitolata Cacciatori di idee.
Il fenomeno del copia-copia, infatti, non ha cittadinanza solo nel mondo della musica (anche se spesso ha molta più risonanza), ma attraversa vari campi dell’espressione, da quelli tradizionali (come la letteratura e il cinema) fino alle implicazioni più recenti, legate ai format televisivi. Si tratta di storie più o meno note, che hanno coinvolto artisti famosi e autori non affermati, “rubacchiamenti” (veri o presunti) tra stelle di prima grandezza o idee di personaggi di secondo piano che diventano successi in mani più famose e scaltre.
Pochi tra i soggetti più noti si sono salvati dall’accusa di plagio: tra gli scrittori non sono stati immuni Melania Mazzucco, Umberto Galimerti, né tantomeno Susanna Tamaro, nella duplice veste di accusata (da Ippolita Avalli per il suo Rispondimi) ed accusatrice (di Daniele Luttazzi per la sua parodia irriverente Va’ dove ti porta il clito); cause di plagio hanno riguardato registi ben noti come Mel Gibson (per il truculento Apocalypto) e l’italiano Gabriele Muccino (per aver usato come titolo di un libro e di un film Ricordati di me, brano storico di Venditti). In televisione assai frequentemente si registrano liti tra autori di format (dunque di formule di programmi replicabili) o tra società che ne posseggono i diritti: era accaduto in passato per Quiz show e Chi vuol essere miliardario, mentre più di recente sono finiti sotto accusa Colpo di genio e Cultura moderna (per non parlare di tutte le parentele rintracciabili con programmi come Portobello o La corrida).
Quanto all’ambito musicale, i casi di somiglianze, finiti o meno in tribunale, negli anni sono stati moltissimi, dalle Lucciole vagabonde ritenute (ingiustamente) debitrici di Puccini all’appuntamento ormai consueto con il plagio sanremese. Nel mezzo, vicende più o meno note, una delle quali in Italia ha fatto molto scalpore: si trattava della causa che ha visto Albano Carrisi accusare Michael Jackson di aver copiato la sua I cigni di Balaka per scrivere Will you be there? La lite finì con un accordo tra le parti, con la vox populi a sottolineare l’inconfutabile somiglianza dei brani, ma Michele Bovi annuncia che «Tg2 Dossier dimostrerà che il ritornello sotto accusa aveva a sua volta un inconfutabile precedente: se Jackson se ne fosse accorto in tempo avrebbe potuto affrontare con più efficaci argomentazioni le accuse di Albano». Per sapere di quale ritornello si tratti, l’appuntamento è con l’approfondimento del Tg2, per appassionati di musica e semplici curiosi.

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3 Risposte

  1. Se questa è l’essenza della vita, l’emulazione, credo che ci debbano essere commenti perchè nessuno può dire di non essersi mai ispirato a nessuno, nel fare nello scrivere, nel lavoro, nello sport.
    Credo che pochi possano avere tanta miopia o tanta sfrontatezza.
    Questo post fa pensare…
    Tanto

  2. Hermes, oltre che dei bugiardi, era il protettore degli oratori e dei poeti: i greci già avevano capito tutto. 😉

  3. Mi viene anche da pensare che di solito si copiano le cose belle, quelle brutte no.
    Solo che chi copia ha di solito più voce in capitolo e raccoglie più di chi ha seminato.
    Porcamiseria.

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