La Costituzione, un testo per tutti (e gratis con Utet)

Probabilmente in ogni casa, più o meno nascosta, si può trovare una copia della Costituzione: magari in un vecchio codice usato a scuola o in qualche fotocopia consunta e infilata in uno scaffale si può trovare il testo che da sessant’anni è alla base della Repubblica e della nostra convivenza. Se, tuttavia, qualcuno si accorgesse di non possedere la Legge fondamentale, ha l’occasione di rimediare: la casa editrice Utet, in occasione del sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della «Costituzione della Repubblica Italiana», ne offre in omaggio una copia a tutti coloro che ne fanno richiesta.

L’iniziativa è singolare e merita di essere conosciuta ed apprezzata; la storica casa editrice di Torino – che oggi fa parte del Gruppo Editoriale De Agostini e cura con attenzione la produzione e distribuzione di grandi opere di cultura generale – è in questo caso affiancata dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci (che ogni anno organizza il premio Strega), dopo che nel 2006 la giuria degli «Amici della Domenica» ha deciso di assegnare alla Costituzione un riconoscimento speciale, visto che tanto l’apertura dei lavori della Costituente quanto la nascita del premio letterario compivano sessant’anni.

«Conoscere la Carta costitutiva è un diritto e un dovere di tutti i cittadini. Per questo – dichiara il Direttore generale Marco Castelluzzo in occasione della convention annuale che si è tenuta in questi giorni – abbiamo pensato di realizzare questa iniziativa editoriale, che dimostra ancora una volta l´impegno della Utet per la diffusione dei valori fondamentali della nostra identità nazionale nel rispetto degli insegnamenti dei Costituenti più volte richiamati alla nostra attenzione dal Presidente Napolitano. La nostra Costituzione è custode e rappresentante di tutti quei principi per cui l’Italia si può dire patria: la democrazia, la libertà, l’uguaglianza, il rispetto per la dignità umana e la difesa dei diritti inviolabili dell’uomo».

Il volumetto stampato dalla Utet non è un commento specialistico scritto da costituzionalisti o comunque da giuristi; tutti, in ogni caso, potranno trovare spunti interessanti di riflessione attraverso i saggi di due voci eccellenti della cultura italiana: il linguista Tullio De Mauro e lo storico Lucio Villari. Il primo, nell’introduzione, ci ricorda che quel documento, prima di essere una fonte del diritto, è soprattutto un testo e come tale può essere trattato. Ogni testo ha più dimensioni e livelli di lettura e, se spesso ci si ferma alla grammatica, ai vocaboli o al mero valore informativo di un discorso, non va mai dimenticato l’intento pragmatico di molti scritti, quello che riguarda i rapporti con gli eventuali utenti di quelle parole: ciò è particolarmente valido per le leggi e ancora di più per la Costituzione, «testi che informano sì, ma lo fanno con il fine di prescrivere certi comportamenti. Sono testi – precisa De Mauro – che ci parlano, ma usano il parlare […] come strumento per realizzare fini pratici ulteriori».

A ciò bisogna aggiungere il valore sanzionatorio dei testi legislativi, ma la Costituzione ha generalmente qualcosa in più rispetto alle altre fonti di norme: è un testo chiaro, che usa un linguaggio comprensibile, nonostante alcune incursioni nel lessico specialistico del diritto. «La Costituzione italiana – spiega il linguista – conta 9.369 parole, che sono le occorrenze di 1.357 lemmi, dei quali 1002 (pari al 74%) appartengono al vocabolario di base della lingua italiana». Il «vocabolario di base», costituito in massima parte da parole che comparivano già nella lingua di Dante, permette la comprensibilità di un testo da parte di un ampio strato di persone: per questo, nonostante il diffuso analfabetismo successivo alla caduta del fascismo, «la Costituzione – sottolinea ancora De Mauro – fu ed è un testo capace di raggiungere tutta la popolazione italiana con almeno la licenza elementare; non vi è testo legislativo italiano che possa vantare […] così larga accessibilità»; tra gli altri scritti che hanno raggiunto un simile livello di leggibilità, significativamente, c’è Lettera ad una professoressa della scuola di Barbiana guidata da don Lorenzo Milani.

Lucio Villari, nella nota storica finale, mette sulla stessa linea storica la nostra Costituzione e la Costituzione della Repubblica Romana del 1849 (testo che riportato nel libro): nel primo articolo di entrambe «le parole chiave sono le stesse, repubblica democratica, popolo, sovranità; entrambi i costituenti erano al centro di svolte fondamentali della storia italiana». Nell’elezione dei deputati della costituente per la Repubblica Romana si era posta fine alla divisione per censo e si era iniziato un processo di “eguaglianza” dei diritti (anche se per le donne ci sarebbe voluto ancora quasi un secolo): «Il seme della “democrazia”, gettato a Roma nel 1849 – sottolinea lo storico – è germogliato un secolo dopo in una Costituzione […] tra le più dirette ed esplicite nella rivendicazione e nella difesa di valori democratici».

Per richiedere una copia della Costituzione sarà sufficiente telefonare al numero verde 800-224664 e comunicare i propri dati agli operatori (oppure visitare questa pagina). Può essere davvero una buona occasione per conoscere meglio una fonte irrinunciabile per la vita del nostro Paese: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda che «Nella Costituzione c´è tutto quel che ci unisce, un insieme di principi, di valori, di regole e di equilibri, di diritti e di doveri». Il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi sosteneva che la Carta costituzionale fosse «frutto quasi di un miracolo, della lungimiranza di una intera classe dirigente, divisa su tante questioni […] ma che si ritrovò unita da valori morali, senso dello Stato, amor di Patria»: forse anche per questo Ciampi definiva senza esitazione la Costituzione una «Bibbia laica». Per comprenderla, senza uscire di metafora, non si dovrebbe mai dimenticare nemmeno la «preghiera mattutina dell’uomo laico» (Hegel), ossia la lettura dei quotidiani: a volte rovina lo stomaco, ma aiuta a non abbassare gli occhi.

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3 Risposte

  1. Grazie Gabriele di questa segnalazione. Negli Stati Uniti i ragazzi imparano a memoria la loro Costitutzione poiché giustamente è il patto tra lo stato e il cittdino, lasciamo perdere da noi (ma ho intenzione di fare qualcosa per le scuole magari in zona 25 aprile…). Sono meno concorde con Hegel sul quotidiano; non perché ci si rovini lo stomaco ma perchè ai giornali prediligo i libri. Sei così sicuro che Proust non “aiuta ad abbassare gli occhi” in modo uguale se non maggiore dei giornali?

  2. Mi fa molto piacere trovarti qui Stefano. Quanto alla tua osservazione, la condivido in pieno. Certamente Proust come altri aiutano a non abbassare lo sguardo – e, grazie a Dio, non solo a fare ciò – ma in quel momento mi interessava ricordare che una Costituzione è inserita in un contesto politico e sociale e senza giornali è difficile capirlo. Sarà deformazione professionale, sarà che (usando le parole di Giorgio Gaber) “ognuno ha l’infinito che si merita”, ho pensato prima alla carta fragile di un quotidiano che a quella solida dei libri.

  3. Anche un Grande della nostra educazione si è occupato di Costituzione.
    E’ il maestro Mario Lodi, da Piadena, ha ancora molto da insegnare.
    Altamente consigliato.

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