Tecnogas (Gualtieri): 600 persone in lotta

La terra in cui vivo è sicuramente un posto particolare. Ha dato i natali a persone diversissime, da Antonio Ligabue ai Nomadi, da Cesare Zavattini ad Anna Maria Artoni (l’ex presidente dei giovani industriali); è – a seconda delle voci cui prestare ascolto – il regno delle zanzare, una terra ospitale, un covo di rivoluzionari mangiapreti o un piccolo scrigno di cultura. In questi giorni, nostro malgrado, è più corretto dire che questa è «la periferia dell’impero» e circa 600 persone lo stanno sperimentando sulla loro pelle.

A 5 minuti da casa mia, a Gualtieri, c’è un’azienda di nome Tecnogas: era nata a Guastalla nel 1952, ma dieci anni dopo si è trasferita dov’è ancora oggi. Fin dall’inizio in quei capannoni alla periferia della città si assemblavano fornelli a gas ed elettrici, in un’epoca in cui il miracolo economico permetteva di sognare con concretezza. All’inizio a lavorare sono in 5, nel 1961 (col trasferimento a Gualtieri) i dipendenti sono già 40; col tempo si progettano prodotti nuovi (dal «mobilfornello», la prima cucina moderna che integrava fornello e bombola, fino ai piani cottura degli anni ’80) e l’azienda cresce fino a conquistare il mercato italiano delle cucine da libera installazione (anche all’estero, tuttavia, i prodotti sono molto apprezzati).

Oggi chi lavora per Tecnogas si trova coinvolto in una situazione difficilissima, di cui è assolutamente incolpevole: il tutto è dovuto alla crisi del gruppo Antonio Merloni di Fabriano, che nel 1997 ha rilevato la proprietà dell’azienda. La Merloni da sempre è “terzista”, ossia lavora ed assembla elettrodomestici che poi vengono commercializzati con marchi altrui; da alcuni anni, poi, utilizza anche marchi propri. Da alcuni anni il gruppo sta attraversando un periodo molto difficile, ma negli ultimi mesi la situazione è decisamente peggiorata. Il debito della Merloni (che ha uno stabilimento anche a Nocera Umbra) ha raggiunto livelli altissimi (si è parlato di 600 milioni di euro di disavanzo) e per mesi si sono attesi un programma di ristrutturazione del debito ed un piano industriale di rilancio che non sono mai arrivati; ora le persone che lavorano in Tecnogas, in cassa integrazione da settimane, hanno seriamente paura di perdere il loro posto di lavoro e stanno lottando con tutte le loro forze.

La testa del corteo degli operai Tecnogas

La testa del corteo degli operai Tecnogas

Mercoledì pomeriggio i sindacati hanno spiegato a tutti i lavoratori come stiano esattamente le cose: le speranze puntano all’amministrazione straordinaria (quella in stile Parmalat, per intendersi): dopo la nomina dell’amministratore da parte del governo, il debito verrebbe congelato e ci sarebbe il tempo di elaborare un piano industriale; il timore, invece, è che qualcuno nel gruppo punti al concordato preventivo, con l’impresa che, posta sotto tutela di commissario giudiziale, cerca di vendere tutto ciò che è possibile, compresi i rami d’azienda (il cosiddetto “spezzatino”) per soddisfare con il ricavato le banche e gli altri creditori. «In questo modo – precisano i sindacati – se va bene ci si salva per il rotto della cuffia, se va male i lavoratori rischiano davvero grosso». Da allora gli operai hanno deciso: alle 8 di giovedì è iniziato un presidio all’ingresso dell’azienda (per non far entrare e uscire le merci legate a Merloni), ogni giorno si tengono assemblee alle 8 e alle 17 e 30 per fare il punto della situazione a livello generale e per verificare le condizioni di Tecnogas. La mattina di giovedì i lavoratori hanno bloccato il traffico della Cispadana (una delle strade più importanti in zona), sostenuti dai consigli di fabbrica delle maggiori industrie del luogo, mentre venerdì pomeriggio hanno incontrato alcuni parlamentari reggiani, per chiedere loro di agire (il leghista Angelo Alessandri ha promesso di “tampinare” giorno per giorno il ministro o il sottosegretario allo sviluppo economico).

Alcuni operai (e amici miei) in manifestazione

Alcuni operai (e amici miei) in manifestazione

Si cerca di tenere "alto" il morale, nonostante tutto

Si cerca di tenere alto il morale

Chiunque può capire la preoccupazione di queste persone: alla Tecnogas i dipendenti sono 500 (più 100 lavoratori interinali), le donne impiegate in fabbrica sono moltissime rispetto alla media locale e non di rado l’azienda dà lavoro ad intere famiglie. «La cosa incredibile – dicono in tanti, con molta amarezza – è che noi il lavoro l’avremmo, abbiamo ordini per mesi, fino all’inizio del 2009, ma se per i debiti del gruppo non arriva più materiale noi non possiamo fare nulla».

Tra le storie che ho ascoltato in queste settimane, dovendomi occupare della vicenda per la Gazzetta di Reggio, una mi ha colpito particolarmente: ho conosciuto Nevino Marani, il vero “decano” della Tecnogas, nessuno può esserlo più di lui. Ha iniziato a lavorare lì 32 anni fa, quando i capannoni erano solo due e i dipendenti erano poco più di un centinaio; diventato prestissimo delegato sindacale, ancora oggi lavora nel reparto montaggio e tra qualche mese andrà in pensione, ma in questi giorni sta spendendo tutte le sue forze per sé, i suoi colleghi e la stessa azienda. «Il tempo è finito, la nostra pazienza anche. Ci siamo sempre presi le nostre responsabilità, ma qui qualcuno ci sta prendendo per i fondelli; non abbiamo capito cosa voglia fare la proprietà, ma abbiamo capito che sono iniziati i pignoramenti. Bisogna capire che questa battaglia non è per un’inezia, per un aumento di pochi euro o per ottenere degli ammortizzatori sociali, ma per salvare l’intera azienda. Un mese fa ci siamo opposti alla chiusura della smalteria, perché l’unica nostra speranza è che la Tecnogas mantenga tutti i suoi reparti e per salvare l’azienda ci mobiliteremo al massimo. Ci manterremo nella legalità, perché siamo persone responsabili, ma tutto ciò che non è considerato illegale lo faremo, perché vogliamo continuare a lavorare».

Nevino Marani

Nevino Marani

È toccato sempre a Nevino, quando l’assemblea di mercoledì stava per sciogliersi, comunicare a tutti i colleghi: «Ragazzi, domani mattina non c’è più acciaio da lavorare, quindi siamo tutti a casa, forse meccanici e smalteria ritornano venerdì», ma anche in quel momento ha invitato alla calma e, soprattutto, all’unità («Anche se siete a casa, venite comunque qui e partecipate a tutte le nostre azioni. Ci salviamo solo così, la lotta comincia ora». In queste settimane i lavoratori della Tecnogas stanno facendo di tutto per far sentire la loro voce; le amministrazioni comunali della Bassa (a partire da Gualtieri, guidata dal sindaco Massimiliano Maestri), assieme alla Provincia di Reggio, sono al loro fianco nella battaglia. Non si sa come andrà a finire, ma l’impegno e l’energia con cui queste persone si stanno spendendo (nei sindacati un grande lavoro viene svolto da Valerio Bondi e Marco Righi della Fiom) meritano davvero di non essere vani.

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Una Risposta

  1. ..siamo vicini a tutti voi con affetto..

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