Costanzo “Sor 5° potere” e l’universo tv: incontro con Luca Martera

Raccontare un personaggio non è sempre una cosa facile, ancor meno lo è farlo in un’ora di tempo televisivo, attraverso immagini e testimonianze; se poi il soggetto ha compiuto da poco tempo 70 anni e l’anno prossimo festeggerà 50 anni di giornalismo, per affrontare il compito ci vuole coraggio. 

Sor Quinto potere è il titolo dello speciale che l’autore e regista televisivo Luca Martera dedica a Maurizio Costanzo e che andrà in onda il 12 novembre su Raidue (ore 23 e 20), nell’ambito del programma La storia siamo noi di Giovanni Minoli. La monografia ripercorre tutta la carriera del popolare anchorman dagli esordi fino alla maturità: dal giornalismo al cabaret, dalla radio alla tv, senza dimenticare i suoi lavori nella musica, nel teatro e nel cinema. Lo speciale rende omaggio tra il serio e il faceto attraverso una selezione di materiali rari e le testimonianze di molti suoi amici, colleghi e addetti ai lavori: Maria De Filippi, Giulio Andreotti, Massimo D’Alema, Bruno Vespa, Riccardo Bocca, Gianni Boncompagni, Giorgio Assumma, Enrico Mentana, Enrico Vaime, Pupi Avati, Paolo Villaggio, Fedele Confalonieri, Gad Lerner, Enzo Iacchetti, Giobbe Covatta, Paolo Pietrangeli e Angelo Guglielmi; c’è persino un’apparizione ripetuta di Silvio Berlusconi, pronto a fare gli auguri in doppio petto e sorriso all’amico Costanzo.

Il taglio del programma è efficace ed il ritratto che esce dell’uomo coi baffi è incisivo ed accattivante: l’autore della trasmissione, peraltro, a 35 anni ha un curriculum televisivo di assoluto rispetto, come autore e come esperto di archivi (oltre che come sceneggiatore e regista). Per questo ho deciso di fare una chiacchierata con lui: si parte da Costanzo, si arriva alla tv in generale, per capirla meglio e decidere con più cognizione di causa se guardarla o spegnerla.

La sigla di testa del programma di Luca Martera
La sigla di testa del programma di Luca Martera

«Un romano esportabile perfino in Padania» secondo l’autore televisivo Enrico Vaime, «Immortale» per Gianni Boncompagni, «un potere morbido» nella mente di Enrico Mentana: sono alcune delle definizioni coniate appositamente per raccontare Maurizio Costanzo e che preparano la narrazione per voci ed immagini che Luca Martera ha confezionato per la Rai. Il titolo del programma, destinato al ciclo La storia siamo noi (sarà trasmesso a metà ottobre), è a sua volta un azzeccato appellativo per il giornalista: «Sor 5° potere».

GLI AUGURI DI SILVIO. Perché, tra i tanti personaggi possibili, è stato scelto proprio Maurizio Costanzo? «Perché – mi spiega Luca – sinora nessuno in Rai ha accettato la mia proposta di una monografia di taglio antropologico su Silvio Berlusconi e quindi ho dovuto ripiegare, per tenermi in allenamento, sull’amico che a parole non lo vota ma nei fatti lo sostiene da sempre: Maurice Constance, appunto. L’ho scritto in francese maccheronico perché così gli piaceva firmarsi a 17 anni, quando iniziò volontario al quotidiano Paese sera. Poi c’era il pretesto dei 70 anni, compiuti lo scorso 28 agosto, ma nello speciale gli unici auguri sono quelli “orwelliani” di Re Silvio».

In effetti, dopo due minuti di programma, dopo una dichiarazione di Massimo D’Alema si inserisce, come un’interferenza, nientepopodimeno che il presidente del Consiglio in persona, assiso alla scrivania del suo studio. La scena si ripete più volte nel corso della puntata, con Berlusconi che ironizza sul loro rapporto («Su Wikipedia hai una biografia più lunga rispetto ai politici per cui hai sempre dichiarato di avere un debole e votare, ma in politica da uomo della libertà non sono geloso e non lo sarò mai») e, di rimando, si ripesca un Costanzo d’archivio che, nel 1988, a Giuliano Ferrara che chiedeva un parere sul Berlusconi-editore, risponde: «Ottimo, non interferisce, non obbliga a chiamare gli ospiti, una persona perbene».

Com’è arrivato il Cavaliere a presenziare ad un programma simile? «Ho intervistato il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, il quale ha messo una buona parola – chiarisce Martera – la famosa Marinella, segretaria personale del PresdelCons, ha fatto il resto. Quando ha trovato un buco in agenda, il suo regista storico Roberto Gasparotti ha curato la registrazione del filmato. Non si è trattato infatti di un’intervista (cui Berlusconi notoriamente è allergico) ma di un video nello stile dei messaggi alla nazione nelle situazioni di crisi, con immagini superpatinate e una solennità un po’ grottesca. Certo, il metodo è stato un po’ bulgaro, ma c’è un retroscena divertente da raccontare: quando ho ritirato la cassetta alla portineria di Palazzo Grazioli, mi hanno preso per un pony addetto al ritiro, perché si pensava che fosse un augurio privato del premier a Costanzo per i suoi 70 anni, ignorando che il video sarebbe stato trasmesso nell’ambito del programma di Minoli. A questo punto credevo di ritrovarmi chissà quale scoop, magari una confidenza privata sui tempi andati, e invece è solo un messaggio affettuoso, nel quale però Berlusconi rivela un particolare inedito ai più: aver conosciuto Costanzo nel 1978 e avergli proposto allora la direzione dei tg della nascente TeleMilano. I maligni possono agevolmente fare due più due: il 1978 è lo stesso anno in cui Costanzo e Berlusconi si sono iscritti alla P2».

Costanzo faccia a faccia con Giovanni Minoli

Costanzo faccia a faccia con Giovanni Minoli

L’UOMO CHE CREDE NEL (SUO) POTERE. In tutto il programma non c’è un accenno di intervista dell’autore all’oggetto della sua indagine, ciò essendo frutto di una scelta precisa di Luca («Quando realizzo queste monografie sui big della tv, non li intervisto mai: non solo è poco elegante ma un’eventuale intervista mi condizionerebbe e minerebbe l’obiettività di giudizio. Anziché intervistarli, preferisco fare uno zoom sul lavoro di questi personaggi»). Il ritratto così emerge dalla giustapposizione di testimonianze, immagini, filmati, anche molto diversi tra loro: per esempio, ascoltando le parole di Fedele Confalonieri («Costanzo ama il potere, ma lo fa in modo scoperto, per cui non c’è nessun equivoco»), viene da chiedersi se sia proprio il giornalista a sentirsi «il 5° potere» o se sono gli altri a vederlo così. Luca risponde a questo interrogativo raccontando un episodio che lo riguarda direttamente: il riferimento è ad una lezione di Costanzo nell’ambito del corso di «Teoria e Applicazioni del Linguaggio Televisivo» alla Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma, cui l’autore ha assistito per preparare il programma.

«In quell’occasione Costanzo, di fronte a tutti i suoi studenti, si è rivolto ironicamente a me in questi termini: “Trovo queste operazioni della Storia siamo noi vagamente sinistre. Lo dica al suo padrone”. Hai voglia a spiegargli che non ho padroni ma editori: mi aveva già inquadrato come un servo sciocco che lavora perché protetto. Figuriamoci! Detesto Roma proprio perché l’imperativo categorico è “frequentare”, mentre io sono un solitario-pragmatico, tant’è che ho lavorato per diversi editori, compresa Mediaset, solo e soltanto grazie alla mia professionalità». Il racconto non si ferma qui e si intreccia con la genesi del programma: «Durante la realizzazione Costanzo mi ha chiesto chi fossero gli intervistati e mi ha fatto capire che non avrebbe gradito la presenza di Walter Veltroni, Francesco Rutelli, Eugenio Scalfari e Giuliano Ferrara. Io naturalmente ho provato a intervistarli, ma il periodo infausto delle ferie estive e i loro impegni mi hanno impedito di combinare gli appuntamenti. Posso invece rivelare che hanno declinato l’invito a farsi intervistare Licio Gelli, Roberto Gervaso (che presentò Costanzo a Gelli), Giampaolo Pansa, Michele Santoro e i due figli di Costanzo, Camilla e Saverio. Quanto a Minoli, devo dire che non mi ha censurato nulla, facendosi anche scudo al telefono alla richiesta di Costanzo di vedere lo speciale prima della messa in onda. Tengo tuttavia a precisare (visto che Minoli “minolizza” tutto mentre io sono e resto un freelance) che lo speciale è tutta farina del mio sacco e che si tratta di una piccola produzione d’appalto realizzata per conto di Rai Educational».

Con Corrado ai tempi di Grazia

Con Corrado ai tempi di Grazia

UN BULIMICO DALLE MILLE RISORSE. Certamente, ripercorrendo la biografia di Costanzo, lo stupore è d’obbligo nel vedere la sua firma in settori completamente diversi tra loro: ha lasciato tracce nella letteratura, nel giornalismo scritto (agli esordi fu tra l’altro caporedattore di Grazia e direttore della Domenica del Corriere), alla radio (ancora oggi conduce una rubrica notturna per RadioRai), nell’intrattenimento – il programma ricorda l’esperienza cabarettistica del romano Cab 37; è stato soggettista di varie fiction e sceneggiatore per Pupi Avati, collaborando anche a Una giornata particolare (alla fine degli anni ’70 si è persino calato nei panni del regista, dirigendo il film Melodrammore), ha scritto i testi di vari spettacoli televisivi (compresi Quelli della domenica e Giandomenico Fracchia per Paolo Villaggio) ed ha firmato per Mina le liriche di Se telefonando, sigla nel 1966 di Aria condizionata, trasmissione di cui lo stesso Costanzo era autore. «La domenica non ha mai potuto riposare» sostiene uno dei suoi avvocati (nonché attuale presidente della Siae), Giorgio Assumma; «Maurizio non è avido, ma bulimico» precisa Gad Lerner, che fu notato proprio in una puntata del Costanzo Show; si è più volte detto che il giornalista è stato anche consulente di Massimo D’Alema, benché il diretto interessato abbia parlato di rapporti di altra natura.

«Essendo, come Costanzo, bulimico dal punto di vista professionale – mi spiega Luca – mi interessava capire l’origine delle sue manie espansionistiche in ogni settore della comunicazione. Una voracità che banalmente può essere ricondotta alla sua ansia e insicurezza (lui la definisce malinconia) che lo hanno sempre accompagnato. Quindi capisco in fondo il povero Costanzo che anche oggi, nonostante abbia avuto tutto dalla vita, non molla il video perché altrimenti si ammalerebbe. Un altro come lui è Baudo».

Maurizio Costanzo ha anche firmato una quantità impressionante di libri, soprattutto di ambito televisivo. Sul video ne scorrono le copertine, ma la costruzione del programma fa in modo che senza soluzione di continuità irrompa sulla scena Maurizio Costanzo Shock, scritto dal giornalista dell’Espresso Riccardo Bocca: «Ci fu un vero boicottaggio – ricorda oggi – nessuno parlo del libro, ma quando arrivò in alto in classifica anche i più conigli facevano a gara per chiamarmi e farmi dire che Costanzo era cattivo».

Bontà loro

Bontà loro

Acquario

Acquario

DAL TALK SHOW AI “FALLIMENTI”. Il vero successo di Maurizio Costanzo iniziò con un collaudato binomio nome-aggettivo: Bontà loro. «In Italia il talk show non esisteva – ricorda l’ex dirigente Rai Angelo Guglielmi – vidi una volta ad Antenne 2 un ministro degli esteri confrontarsi con il responsabile di un’agenzia di pulizie. A me e a Bruno Gambarotta venne voglia di provare e proponemmo la cosa a Costanzo che allora era autore». In breve Bontà loro raccolse più spettatori del film della sera e continuò per varie stagioni, per poi cambiare nome in un più colorato Acquario (proprio quando il colore conquistò anche i teleschermi) e, successivamente, anche formula: Grand’Italia, nel 1979, si presenta soprattutto come una «conversazione con uso di spettacolo» (e, tra i tanti ospiti, emerge anche un Gianni Letta ancora biondo).

Quelle trasmissioni storiche vengono ricordate attraverso immagini ordinarie ed episodi noti, senza alcuna concessione al didascalico: le polemiche legate ad una domanda sul celibato di Tina Anselmi o lo scontro tra il pretore Salmeri (che misurava le gonne dei manifesti cinematografici) e Cicciolina fanno appena capolino tra le varie immagini; persino l’episodio della torta che l’allora duchessa Marina Lante della Rovere (nata Punturieri e oggi coniugata Ripa di Meana) depositò con meticolosa cura sul volto di Costanzo è sbrigato in pochi secondi, benché sia il momento più noto di Grand’Italia.

All’improvviso, all’inizio degli anni ’80, arrivarono due fallimenti in rapida successione: prima l’unica esperienza di Costanzo come direttore di un quotidiano, L’Occhio, poi il tentativo ambizioso di creare un telegiornale su scala nazionale alternativo alla Rai (Contatto, per il circuito Pin). Il giornale si dimostrò un insuccesso per le scarse vendite e poco dopo le dimissioni di Costanzo fu inghiottito dallo scandalo P2, mentre il tg fu bloccato da un pretore e dalla Corte costituzionale come un’indebita violazione del monopolio della tv di stato. «Ennio Flaiano – spiega Luca – disse a proposito di un suo flop a teatro: “L’insuccesso mi ha dato alla testa”. A Costanzo accadde la stessa cosa negli anni di Bontà loro: il successo, quello vero, quello dei grandi numeri, quello che ti cambia la vita, arrivò per lui molto tardi, quasi a 40 anni, e di qui forse la voglia di strafare, arrivando ad allacciare rapporti di consulenza e amicizia con diversi uomini di potere, cosa che un giornalista non dovrebbe fare mai».

L'esperienza fallimentare di Pin-Contatto

L'esperienza fallimentare di Pin-Contatto

Entrambi i fallimenti editoriali ricordati facevano capo ad Angelo Rizzoli che, nel 1981, fu tra le persone investite dallo scandalo legato alla loggia massonica P2; ad oltre un quarto di secolo da quelle vicende, parlare di Licio Gelli e compagni può essere ancora tabù. Certo, ci sono approcci diversi all’argomento: «Ogni tanto la gente ha bisogno di romanzi» dice Giulio Andreotti, mentre Gianni Boncompagni sostiene che «Chi non è passato per la P2 oggi non conta niente, c’è chi millanta la presenza nella loggia o la vicinanza a Gelli» («Il Bonco è la più grande faccia da schiaffi che abbia mai conosciuto; tra l’altro una frase del genere detta da un aretino – Gelli risiede nella mitica Villa Wanda ad Arezzo – è doppiamente divertente» secondo Luca). Come che sia, la trasmissione mette in sequenza una partecipazione ad un «faccia a faccia» di Mixer, in cui Costanzo smentisce categoricamente ogni legame con la loggia massonica (ma non di aver conosciuto Gelli), e le successive dichiarazioni contrarie rese a Giampaolo Pansa («Stavo con Gelli nella P2, sono un cretino e ora mi vergogno» titolò un giornale). «In tv con Minoli mi era parso diverso, irriconoscibile – racconta Pupi Avati – così lo chiamai: oltre a me gli avevano telefonato solo Vianello e Cicciolina».

«Non mi ritengo una persona faziosa o in malafede – precisa Martera – ma mettendo in fila tutte le tappe della carriera di Costanzo emerge comunque tutta la sua ambiguità. Mi spiego: Costanzo ha sempre sostenuto, a partire dalla sua confessione a Pansa, di non aver mai fatto parte attivamente della P2. Guardando però gli ospiti di Bontà loro, Acquario e Grand’Italia non si può non notare la presenza di tante facce che poi risulteranno iscritte negli elenchi gelliani e inoltre è proprio di quegli anni la sua scalata rizzoliana dalla Domenica del Corriere all’Occhio sino a Contatto».

Luca mi cita anche un messaggio di Costanzo contenuto nell’archivio che Gelli donò al Comune di Pistoia nel 2006: «Caro Gelli, ho piacere di comunicarti che sta per avvenire in questi giorni un avvicendamento presso il giornale del quale tu, molto affettuosamente, ti eri occupato. Certo, adesso comincia il momento più difficile e spero proprio di non aver bisogno di ricorrere alle tue cortesie…» (lettera dei primi mesi del 1980). «A leggere questo messaggio alla conferenza di presentazione dell’archivio – continua – è stata la moglie di Massimo D’Alema, una delle maggiori esperte italiane di archivistica, e su quest’argomento ho fatto anche una domanda a suo marito che ha glissato imbarazzato. Infine, una curiosità: l’unico documento mancante dello speciale è l’intervista televisiva del 4 giugno 1981 che Costanzo rilasciò a Giampaolo Pansa per Uomo Tv, la piccola emittente locale di Repubblica, nella quale confessò la sua iscrizione alla P2. Esiste solo una copia di quest’intervista ed è in possesso proprio di Maurizio Costanzo: lo scrive curiosamente lui stesso nel libro Il resto è vita».

La prima edizione del Costanzo Show (da Spot80)

La prima edizione del Costanzo Show (da Spot80)

Sgarbi al MCS dopo le parole coprofile

Sgarbi al MCS dopo le parole coprofile

DAL TEATRO PARIOLI IN ROMA… Nel 1982, dopo una breve esperienza all’emittente sarda Videolina, iniziò la risalita dell’uomo coi baffi grazie ad un’avventura che porta il suo nome e sarebbe durata oltre un quarto di secolo: il Maurizio Costanzo Show. Partito su Retequattro dagli studi di Its Microstampa a Saxa Rubra, sulla Via Flaminia, e dal 1985 trasferito su Canale 5 al teatro Parioli (in cui si registra tuttora), il programma ha sempre occupato la fascia della tarda serata, diventando in fretta il talk show per eccellenza in Italia. Tutto di quel programma era diventato un mito e – se si vuole – un marchio: certo il conduttore (che fu anche scelto come testimonial per una marca di camicie), ma anche l’amico fraterno Franco Bracardi, discreto accompagnatore al pianoforte dai vestiti impagabili e sgargianti (prima lo ha affiancato Demo Morselli e, ora che non c’è più, il suo posto è stato preso da Giuseppe Perris) e soprattutto la sigla della trasmissione: scritta dallo stesso Bracardi con testo (quasi sconosciuto) di Gianni Boncompagni, si chiama Se penso a te e, dopo essere stata scelta da Costanzo, ha sempre caratterizzato il talk show, alla pari dei «consigli per gli acquisti» usati per lanciare la pubblicità e della voce di Pino Locchi che per tanti anni ha annunciato «Dal teatro Parioli in Roma, il Maurizio Costanzo Show» all’apertura del velario.

Se si esclude un “breve” periodo di pausa dalla tv generalista (dal 2004 alla fine del 2006), il MCS è stato un salotto peculiare (alla regia c’è da sempre Paolo Pietrangeli, proprio quello di Contessa) in cui è passato quasi chiunque abbia avuto notorietà sul video. È accaduto davvero di tutto, in questi anni, dentro e fuori dal Parioli: persone come Carmelo Bene hanno fatto le loro invettive, Vittorio Sgarbi ha portato per la prima volta la parola «stronza» in televisione (non gliene siamo grati), si sono sfasciati governi (Bertinotti docet) e si sono svelate liste pronte a diventare un Cda Rai. Negli intervalli Costanzo (che ha anche condotto varie edizioni di Buona domenica) ha condiviso due esperienze con Michele Santoro: nel 1991 fu il turno di una maratona tv contro la mafia che, probabilmente, fu la causa scatenante dell’attentato che Costanzo subì due anni dopo in via Fauro a Roma (di quell’episodio parlano Maria De Filippi, quella sera in auto con il futuro marito, e Giorgio Assumma); nel 1996 le loro strade si incrociarono di nuovo, sulla scorta dell’idea di dar vita ad un “terzo polo” televisivo (il Telesogno), rimasto allora come oggi sulla carta. Al solito, il montaggio del programma è impietoso e giustappone una dichiarazione di Confalonieri, secondo il quale Berlusconi all’inizio dell’impero Fininvest corteggiò moltissimo Costanzo ma lui (che era alla mondadoriana Retequattro) non venne, e uno spezzone dello Speciale black-out condotto dallo stesso giornalista il 17 ottobre 1984, all’indomani dei sequestri di cassette e ripetitori ordinati dai pretori di tre città (la diretta non c’era ancora e, per simularne l’effetto, in tante parti d’Italia veniva mandata in onda la stessa bobina alla stessa ora) e dell’auto-oscuramento delle reti del Biscione.

«Il grande giornalista e critico televisivo Sergio Saviane – mi spiega Luca – definì Costanzo “il Balzac di Berlusconi“, alludendo alla passione dell’anchorman per la commedia umana rappresentata al Parioli. I personaggi in cerca d’autore, Costanzo li ha sempre voluti sin dai tempi di Bontà loro, ma è con il MCS che il suo talento di commediografo, con la complicità del suo sodale Alberto Silvestri (il papà di Daniele) prende il sopravvento creando una sorta di teatro neorealista poi diventato negli anni il solito teatrino della politica».

Costanzo e la De Filippi intervistati da Giulio Borrelli dopo l'attentato

Costanzo e la De Filippi intervistati da Giulio Borrelli dopo l'attentato

Il teatro Parioli preparato per il MCS

Il teatro Parioli preparato per il MCS

PRIMA CHE IL SIPARIO CALI. Nell’opinione di chi ha dedicato un’ora di tempo televisivo a Costanzo, cosa gli riesce particolarmente bene e cosa invece non gli riesce proprio? «L’intervista televisiva prima di lui era un’altra cosa – mi chiarisce Luca – tanto di cappello alla sua indubbia capacità di tirare fuori l’anima di una persona prima che si corrompa in personaggio. Non riesce invece a liberarsi dei politici di serie A e B che gli ronzano attorno o che lui cerca per i suoi affari; gli piace continuare ad assaporare il potere che gli deriva dal fare favori o farsi mediatore. Nel suo ultimo libro dedicato al meglio del MCS non può fare a meno di ricordare che fu lui a chiedere a Gianni Letta, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di accordare un vitalizio a Umberto Bindi che versava in gravi condizioni economiche, oppure di quando chiese a un ministro di autorizzare un corridoio aereo per trasferire Gino Strada, che ebbe un infarto in Kurdistan, in un paese limitrofo perché fosse operato. E si tratta solo di due esempi a fin di bene…».

Alla fine del programma, Massimo D’Alema parla di «stagione che si sta concludendo» per Vespa e Costanzo, mentre secondo Berlusconi l’uomo coi baffi ha ancora molta strada davanti ed è ancora «un ragazzo»: chi ha ragione? «Per realizzare questo speciale mi sono documentato moltissimo, acquistando tutti i libri di Costanzo – conclude Martera – Bene, a più riprese negli anni ’80, ’90 e 2000 Costanzo scrive che appenderà la giacchetta al chiodo quando si accorgerà, o gli diranno, che è venuta meno quella sua curiosità sorniona verso il genere umano. Il problema è che i suoi collaboratori fidati, pur essendosene accorti, non hanno il coraggio di dirglielo».

* * *

APRIRSI LA STRADA COL SAPERE. È stato lo stesso Luca Martera, poco fa, a descriversi come «bulimico dal punto di vista professionale» e il suo curriculum ne è la prova più efficace: ha firmato come regista, autore o consulente una trentina di programmi televisivi (puntate o cicli) per Rai, Mediaset e La7; ha scritto libri, presentato conferenze, curato mostre (in particolare Venti di Striscia, sui due decenni del tg satirico di Antonio Ricci). Piccolo particolare: Luca ha solo 35 anni.

Come si arriva a questo punto? «Ho cominciato come praticante giornalista presso un piccolo quotidiano locale di Taranto, la città dove sono nato e cresciuto – mi racconta – Spinto dalla mia passione per il cinema, sono partito a 24 anni per Roma, pensando di entrare in questo mondo come volontario sul set e coltivare nel contempo i miei studi da sceneggiatore. Viste però le enormi difficoltà a campare, mi sono buttato sulla televisione, partendo da quello che anche uno senza una lira e conoscenze può fare sempre: puntare sul sapere. Avendo alle spalle uno studio “matto e disperatissimo” da autodidatta di teatro, cinema, psicologia, ho bussato alla porta di registi e sceneggiatori della commedia all’italiana (quella che amo di più) chiedendo loro un’intervista. Ora, siccome l’intervista è sempre una forma di lusinga, anche il più stronzo degli artisti ti dirà sempre di sì e sarà anche contento se constaterà che sei una persona preparata. Insomma, spacciandomi per un collaboratore del Corsera, ho intervistato Risi, Monicelli, Age, Scarpelli, Scola e molti altri, facendomi dare risposte che per me erano degli insegnamenti. Per farla breve, tutto questo mi ha dato fiducia e mi ha spinto a fare gavetta in televisione perché l’ambiente era meno chiuso del cinema e mi serviva a scrollarmi di dosso la puzza sotto il naso che hai se ami solo il grande schermo».

Si può credere o no nella fortuna, ma qualche botta ogni tanto arriva: «Nel 1998 – continua – la Rai ha avviato il lavoro di catalogazione digitale di tutto l’archivio, affidandolo a cottimo a giovani laureati. Ora, io non ero e non sono laureato perché non potevo permettermi l’università ma ero già piuttosto esperto di storia, teorie e scrittura televisiva, avendo cominciato a ritagliare articoli sulla tv (oltre al cinema) sin da adolescente».

Luca in versione Truman Show

Luca in versione Truman Show

 «UNA BIBLIOTECA SCONFINATA, NON PER TUTTI». Nasce così l’approccio di Luca a quella miniera inesauribile (e anche inesplicabile, secondo alcuni) che sono gli archivi televisivi, in particolare quelli della Rai: un’esperienza capitale, che al Nostro ha insegnato molte cose e farebbe la gioia di tanti appassionati. «Le Teche Rai, ossia l’archivio della Tv di Stato – mi spiega – sono una specie di sconfinata biblioteca, purtroppo a disposizione soltanto dei dipendenti e collaboratori dell’azienda e non di tutti i cittadini, come avviene in altri Stati. Un fiume di immagini e di voci che hanno fatto la storia del nostro Paese, dalle notizie cruciali ai programmi d’intrattenimento, dalle interviste alle canzoni. Una miniera immensa che contiene, oltre al tesoro dei ricordi, quello delle idee, e dimostra come tante millantate novità dell’ultima ora siano spesso la copia banale di intuizioni risalenti a qualche decennio fa». Se spesso si cita Portobello (del 1977 di e con Enzo Tortora) che, come madre di tutti i people e reality show, ha generato Carràmba, Stranamore e tanti altri format, Martera mi cita anche un programma di Enzo Biagi del 1971, III B facciamo l’appello, poi ripreso nel 1998 con il titolo di Festa di classe e la conduzione di Amadeus (non è proprio la stessa cosa).

Certamente, scartabellando negli archivi, può uscire davvero di tutto, quello che si cerca come quello che può stuzzicare l’interesse (anche se non sempre in Italia siamo bravi a conservare e catalogare, senza che chi cerca qualcosa debba impazzire per contratto). «Una volta superato lo shock da burocrazia – chiarisce Luca – gli archivi italiani possono riservare molte sorprese. Anche perché la mia ricerca spazia dai libri agli articoli di periodici e quotidiani, dagli archivi grandi (Rai, Luce, Aamod) a quelli minori sino alle cineteche regionali, i collezionisti di spot e videoclip, le grandi aziende, i centri di documentazione di case editrici, musei e fondazione private. Lavoro ormai da quasi 10 anni sul repertorio e credo di essere l’unico ad avere un archivio di videodocumenti specializzato sulla comicità, la satira e la censura».

Lavorando a contatto con gli archivi e seguendo i propri interessi, Luca Martera ha confezionato moltissimi programmi grazie a quel materiale, sapendo perfettamente dove mettere le mani. Certo ci sono due modi per cercare: si può puntare essenzialmente ai gusti del pubblico (e di solito è quello che avviene con i montaggi di Varietà, sicuramente divertenti, ma decisamente nazionalpopolari) oppure ci si affida completamente al proprio istinto. Luca ha scelto decisamente la seconda strada: «Sinora ho lavorato su temi e personaggi che hanno sempre interessato me e non ho mai inseguito quelli che potrebbero essere i gusti del pubblico. Ho realizzato monografie su star della tv (oltre a Costanzo, Baudo, Carrà, Grillo, Arbore) raccontandole spero in modo non banale, secondo una chiave blobbistica perché detesto la voce fuori campo che spiega e commenta. Personalmente preferisco che il ritratto del personaggio emerga dal coro di voci a lui care od ostili e dalla forza del documento originale montato ovviamente secondo una logica di analogia o contrasto. L’importante è che non ci siano omissioni».

Il logo del programma Off

Il logo del programma Off

Un fotogramma di Via con la sigla

Un fotogramma di Via con la sigla

SIGLE E CENSURE. Ho incontrato per la prima volta il nome di Luca Martera come curatore in due programmi di assoluta nicchia che soddisfa vano i miei biechi gusti di archeologo musical-televisivo: il primo era Via con la sigla, un programma dedicato alle immagini ed alle musiche di testa e di coda che hanno scandito i primi 50 anni di storia della Rai, e Off, la tv che … meglio di no, completamente dedicato a censure, omissioni e meschinità del piccolo schermo (e non solo). Forse è nato lì il mio interesse per la sua attività e spero con tutto il cuore che possa essere proposta anche ad un pubblico più vasto (visti gli orari e i canali di messa in onda).

Le sigle sono una mia vecchia passione – spiega Luca – Un tempo la sigla era un caposaldo dell’impaginazione e della riconoscibilità di un programma. Grandissimi nomi come Bruno Bozzetto, Lele Luzzati, Pierluigi De Mas e il migliore di oggi Gianluigi Toccafondo si sono cimentati con questa forma di vera e propria arte (al pari dei videoclip) che ha documentato l’evoluzione del design, della moda e della grafica made in Italy». In qualche modo l’universo dei singula signa (l’espressione da cui probabilmente viene il termine «sigla») è stato toccato anche successivamente in un’alta produzione per RaiSat Extra, Le forme brevi della tv.

Quanto alle censure, Martera racconta: «Le polemiche e gli scandali attirano ovviamente di più delle semplici curiosità e aneddoti. La censura è in tal senso una meravigliosa lente d’ingrandimento della doppia morale italiana di sempre: chierichetti di giorno e puttanieri di notte. Mi piacerebbe ritornare sull’argomento realizzando una storia della censura cinetelevisiva a puntate dedicate ai tre temi chiave, sesso, religione e politica. L’ho proposto più volte alla Rai ma non ho avuto risposte positive, nonostante io stesso abbia già realizzato 5 anni fa sul satellite Off, che però hanno visto in pochissimi. E, considerato che negli ultimi cinque anni è successo di tutto, sarebbe bello raccontare le idiosincrasie italiote dei politici bercianti, prelati politici e comici santoni».

Nel frattempo, Luca continua ad accumulare materiale e a dar la caccia ai most wanted della censura («Si tratta di quei filmati ritenuti persi o distrutti su cui si favoleggiano roghi ad opera di censori più realisti del re»). L’elenco personale di Martera comprende le immagini della Canzonissima ’62 con Dario Fo e Franca Rame (ancora oggi circolano più versioni sulle battute che avrebbero fatto infuriare i censori), la prima imitazione politica di Alighiero Noschese nei panni di Amintore Fanfani sempre del ’62 (l’episodio causò la prima cacciata di Enzo Tortora dalla Rai); più di recente destano interesse AAA Offresi, il documentario sugli italiani che vanno a prostitute realizzato nel 1981 da un collettivo di autrici e registe militanti femministe e il girato integrale della puntata con ospite Daniele Luttazzi nel programma celebrativo della tv Cinquanta condotto nel 2003 da Baudo. « Luttazzi fu invitato dal Pippo nazionale a parlare di censura – ricorda Luca – ma il suo intervento fu amputato di varie battute in sala di montaggio e il girato integrale non si sa che fine abbia fatto» (il testo è comunque rintracciabile nel libro di Peter Gomez e Marco Travaglio Regime).

RADIO ILLUSTRATA, CON OASI D’ARCHIVIO. Chi ha familiarità con gli archivi generalmente riesce ad essere lucido anche nell’analizzare il presente televisivo, a dire cosa manca e cosa c’è di troppo, quindi giro a Luca questi quesiti: «Quasi tutta la tv italiana di oggi (ma lo era anche 10-20 anni fa) è nient’altro che radio illustrata – sentenzia – tutto il resto sono programmi d’acquisto e format. La creatività non esiste, la professionalità è mortificata e il trash domina su tutto: parafrasando Jim Morrison, «This is the End-emol». Solo Raitre e La7 hanno percorso nuove strade negli ultimi anni, sperimentando nuovi format e aggiornando vecchi schemi, nonostante la zavorra ideologica radical chic e da generone romano (Dandini, Fazio, Tg3 per la prima e Ominbus e 8 e 1/2 per la seconda). Poco comunque per nove reti nazionali (contando Mtv e All Music) che vanno in onda 24/24».

Una foto recente di Luca

Una foto recente di Luca

 

 

L’occhio di Martera non è tenero nemmeno nei confronti del satellite. «Sky esiste da cinque anni ma non mi risulta che abbia mai realizzato uno scoop. Che me ne frega della copertura in diretta di un evento se poi a parlare sono i soliti Gasparri, Cicchitto & Co.? Tra l’altro la presenza ossessiva dei politici in video in tutti i programmi e a tutte le ore è ormai un’emergenza nazionale, non se ne può più: il potere politico è ormai tutt’uno con quello mediatico. Per fortuna rimangono i meravigliosi serial americani, ben più importanti dello stesso cinema hollywoodiano: una tendenza, questa, che ormai dura da 15 anni e che neanche il più attento analista avrebbe potuto prevedere. I Soprano e Sex & the City, per citare due esempi famosi, superano decisamente la fonte d’ispirazione, rispettivamente Martin Scorsese e Woody Allen (almeno quelli degli ultimi 10-15 anni)».

Il mondo televisivo è composto da chi lo fa e chi lo guarda, ma se i primi capiscono i secondi (e lo devono fare per mestiere), il pubblico riuscirà mani a capire la televisione? «Siamo in una fase terminale della tv generalista – risponde Luca – Ovviamente non morirà ma avrà un ruolo sempre più secondario nella dieta mediatica della Internet generation. Sbaglia chi sostiene che il telecomando rimane l’arma per sfuggire al brutto imperante: non basta cambiare canale o spegnere. I politici e i criminali fabbricati dalla tv sono attualmente le due categorie più pericolose del video e purtroppo fanno parte del paesaggio con i loro rumori di fondo. Tronisti e veline continueranno a fungere da specchietto per le allodole per i benpensanti».

Visto il presente, la tentazione di abbandonarsi al passato, al ricordo è fortissima: solo così (oltre che, per i palinsesti tv, con il felice binomio buoni ascolti – costo minimo) si spiegano le continue riproposizioni di materiale d’archivio, non sempre di qualità ma spesso accolte con favore dal pubblico; quel materiale storico, da un po’ di tempo, fa anche capolino da tanti siti internet e contribuisce ad abbassare il livello demenziale di YouTube. «La vecchia tv è una delle tante facce di YouTube – precisa Martera – Trovo sorprendente come la chiave del successo nei social network sia questa capacità di riappropriarsi dei pezzi di vecchia tv e ridare loro nuova luce. Ovviamente il processo sarà completo quando la qualità delle immagini sarà più alta. Mi diverte notare comunque che tocca rimpiangere persino i vituperati anni ’80, molto più vitali e anticonvenzionali in confronto alla tv di oggi, piena di tette e culi “politicamente corretti”».

* * *

Dopo aver attraversato l’universo di Maurizio Costanzo e aver vivisezionato la tv, la mia chiacchierata con Luca finisce. Io torno alle mie cose, lui ai suoi progetti, tra cui spicca un «lungometraggio low budget in digitale»: «Si tratta di una commedia surreal-grottesca che comincerò a girare tra qualche mese. Solo ora 35 anni mi è possibile realizzarla: grazie ad essa spero non di chiudere con la tv, ma almeno di spegnerla sì».

 

Un grazie enorme a Luca Martera per la disponibilità (e per avermi citato nei titoli di coda) ed all’amico comune Menico Caroli per averci messi in contatto. Le immagini (ove non diversamente specificato) sono fotogrammi tratti da programmi di Luca e sono fatti salvi i diritti dei proprietari delle varie opere.

 

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Una Risposta

  1. Dopo facciamo i conti: non sono riuscito ad andare a dormire fino alla fine ( che non è stata breve).
    Avevo sonno ma son rimasto sveglio.
    Interessante sezionare una nazione attraverso uno dei suoi “occhi” più attenti.
    Discutibile ma non “banale”… poi …se telefonando…

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