Ricordi dalla preistoria grazie alla Rete

«Solo gli stolti non cambiano mai idea». La frase non mi è mai piaciuta, forse perché sono piuttosto testardo (e di solito al posto di «stolti» vengono piazzate altre parole più correnti e meno fini) e non sopporto chi cambia idea con la stessa facilità con cui una banderuola gira in una giornata di vento. Eppure ieri ero felice di essere stato smentito, soprattutto perché qualcun altro ha cambiato idea.

* * *

«Il mondo virtuale non serve a nulla, come i blog, solo perdite di tempo»: se lo era sentito dire tante volte ed era inutile smentire, correggere, precisare: niente avrebbe squassato quella certezza granitica, almeno in apparenza. Perché il granito è pietra e, si sa, gutta cavat lapidem.

La prima goccia cadde il 1° dicembre, quando la piattaforma del suo blog perditempo gli notificò un messaggio di una persona sconosciuta: una signora chiedeva informazioni sull’amministratore, per sapere se fosse «figlio di due amici di secoli fa». Riflettè un poco: era la richiesta più curiosa che avesse mai ricevuto (superata solo da quella, vecchia di anni, che riguardava consigli di galateo nella scelta di un medico ginecologo), ma decise di approfondire. Nel giro di poche ore scoprì di corrispondere al soggetto immaginato, benché la signora in questione non lo avesse mai visto e non appartenesse alla schiera (sorprendentemente vasta) di persone che asserivano di averlo visto «quando era lungo così».

A quel punto era tempo di comunicare la notizia a una delle persone che aveva permesso la sua esistenza, alla proprietaria dei «bellissimi occhi verdi» che in realtà sono cerulei. Una linea telefonica gracchiante non impedì di avvertire tutto lo stupore per «un vero ricordo dalla preistoria». Tempo qualche ora e spuntarono vecchie agendine, testimoni di due incontri in una sperduta località del lecchese.

Altra goccia: la ragnatela grande come il mondo fornì un numero di telefono, perché il racconto del passato continuasse in voce e non più per via telematica. È vero, la signora non aveva mai visto quel tizio nemmeno da bimbo, ma sapeva della sua esistenza: vent’anni prima un acquazzone provvidenziale l’aveva spinta in un rifugio e vi aveva incontrato un gruppo di concittadini e amici dei «due amici di secoli fa», i quali da cinque anni avevano avuto un figlio.

In quei due decenni da quell’ultima notizia erano successe molte cose, alcune soprattutto erano finite, lasciando dolore dietro di sé. In un qualche modo le vite erano ricominciate e si erano incrociate, per effetto del caso e di un’altra goccia. Avvenne che la signora, in un giorno di fine novembre, capitò in una casa di amici: una ragazza interessata al doppiaggio visitava un sito web dedicato all’argomento. L’immagine di un appassionato come lei, casualmente fermata sullo schermo, impietrì la donna: la somiglianza con una foto di trent’anni prima, infilata in un libro di biochimica della studentessa dagli occhi cerulei era impressionante; il vicino indirizzo di un blog fece il resto.

«Il mondo virtuale non serve a nulla». Tranne che a prendere l’automobile una domenica mattina e raggiungere un paesino vicino Pavia, per dare un nuovo volto ad un ricordo dalla preistoria.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: