Mirtilli neri e terre promesse

Non si abbia fretta di imparare o paura di non averne occasione: le possibilità sono molte e, quando arrivano tutte assieme, si rischia di esserne sommersi. Non posso negare un certo sdoppiamento di personalità: faccio l’insegnante da alcuni mesi e se i miei colleghi o i miei studenti mi sentissero dire questo, mi darebbero del matto (mi auguro che nessuno di loro sia iscritto qui). Eppure è facile avere la riprova che tutto ciò è vero: lo si voglia o no, ogni giorno dà spunti per aprire gli occhi e puntarli fuori o dentro di sé, per passare in rassegna presente e passato, anche quando il gesto ha un retrogusto amaro.

Capitava che i primi giorni di scuola una voce familiare chiedesse: «Cos’hai imparato oggi?»; con il tempo nessuno lo chiede più (tutti troppo occupati, troppo disincantati), eppure ieri ne avrei avute di cose da dire.

Ho imparato che una lettera può invecchiare prima di giungere a destinazione (soprattutto se non viene spedita), che certe parole – comprese quelle scritte da dita anarchiche – appassiscono prima di un fiore.

Ho capito che quando pensi di aver imparato dal passato e fai quello che avresti dovuto fare un tempo, sbagli di nuovo; che non sorprendere è sbagliato e sorprendere è doloroso (e soprattutto inutile).

Ho scoperto che la delusione mista ad incoerenza ha l’aroma della tisana al mirtillo nero e l’odore di vaniglia e cioccolato.

Ho compreso che la musica è uno spazio e ha il suo canone, le sue regole, e chi le tradisce o le sconfessa sparge sangue.

Ho decifrato una frase riemersa da un cassetto della mia mente: «Il poeta lo considero infallibile e inappellabile in fatto di lingua, di metrica, di grammatica, etc; se tale non è, cambi mestiere». Ho realizzato che vale anche per gli scrittori, che maneggiando familiarmente i vocaboli conoscono bene il significato delle parole (soprattutto di quelle di cinque lettere): l’errore di un comune mortale si può perdonare, quello – reiterato – di uno scrittore no.

Ho dovuto ammettere – e Dio sa quanto mi è costato – che dare una seconda possibilità è un lusso non alla portata di tutti: «Non regalate terre promesse a chi non le mantiene», troppo difficile e troppo penoso doversi rialzare esangui. Per l’ennesima volta. Forse è il caso di restarci, a terra.

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