Benedetto XVI, i critici sbagliano sempre?

Leggo che ieri il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, all’apertura del consiglio permanente della Cei ha detto, tra l’altro: «Non accetteremo che il Papa sui media o altrove venga irriso e offeso». Da cattolico dovrei sottoscrivere integralmente la frase (così come il documento che la contiene): ne condivido le parole, l’irrisione e l’offesa non sono mai un buon esercizio, ma sul significato e sul contesto devo necessariamente riflettere.

Cosa intenderà effettivamente per «irriso e offeso» il cardinale Bagnasco? Non mi risulta che in questi giorni la radio o la televisione nazionali abbiano fatto satira pesante sulla cosa (persino Maurizio Crozza ci è andato piuttosto leggero); non posso escludere che qualcuno in questi giorni abbia insultato il Pontefice, magari per non averne condiviso alcune posizioni, ma non sono convinto che il presidente della Cei si riferisse a questo. L’impressione è che questa frase della prolusione, come altre, voglia fare quadrato attorno a Benedetto XVI e condannare ogni critica “aperta”, tanto più se proviene dall’interno della Chiesa. Continua a leggere

Manuale di base per citazionisti

Nella recente fanta-intervista a Beppe Severgnini, si cercava di affrontare in poche righe una situazione esistente, che riguarda molte persone e in certi casi può essere rischiosa: si tratta della «sindrome del citazionista». Rovistate bene tra la cerchia dei parenti e degli amici: quasi sicuramente ne emergerà uno che ama costellare i suoi discorsi con citazioni varie, a volte anche inventate: potessimo osservarlo di notte, ci accorgeremmo che «sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori», come avevano detto in Il conformista i venerabili maestri Giorgio Gaber e Sandro Luporini (naturalmente è un’altra citazione, ma non sta bene dirlo).

Ci sono varie categorie di citatori, ognuna insidiosa a suo modo. Lo stesso maestro Severgnini bolla come pericolosi i «monocitatori», che traggono frasi ed esempi da un unico soggetto (che sia un politico sfacciato, un attore svampito, uno sportivo spompato o un cartone animato): la prima volta fanno sorridere, la seconda alzare un ciglio, la terza inducono perplessità, alla quarta citazione viene voglia di alzarsi e andare via. Non bisogna peraltro dimenticare altre specie di rilievo, a partire dagli «inquirenti»: questi simpaticoni amano fare la loro citazione e, a tradimento, chiedono allo sventurato interlocutore di completare la frase o di ricordarne l’autore (altri fanno il contrario, buttano lì un nome e pretendono una citazione sull’unghia). Non vanno sottovalutati nemmeno i «ruffianatori»: sanno che amate particolarmente uno scrittore o un personaggio e troveranno ogni scusa buona per ricordarne una frase. Se passerete una giornata con loro e non vorrete arrivare a odiare il vostro beniamino, dovrete imporre agli altri regole precise: alla terza citazione andrete in un’altra stanza o (peggio) presenterete loro un profondo conoscitore dei discorsi di Nanni Moretti. Più imbarazzanti che pericolosi sono gli «autocitatori»: pur non essendo dotati di un ufficio stampa personale, ricordano esattamente ogni parola detta nei loro anni di vita e sono convinti che non aspettiate altro che le loro perle di saggezza (quando si accorgono che siete più interessati al cibo che avete davanti o alla conferenza che state ascoltando, si offendono a morte). Continua a leggere