I “passaggi di tempo” di Fabrizio De André

Si può rimanere ammirati, stupiti oppure (legittimamente) perplessi di fronte alla mole di libri circolanti su Fabrizio De André: nessun dubbio sul fatto che il personaggio meriti un approfondimento completo ma, se si considera che i volumi dati alle stampe negli anni hanno raggiunto quasi quota 70, è lecito domandarsi «non saranno troppi?». In casi come questi, le nuove uscite sono apprezzabili se apportano contributi davvero nuovi e originali (gli spunti utili non mancano, nonostante le molte piste già battute) oppure se consentono di rimettere in circolazione materiale valido, ma da tempo irreperibile.

Questa seconda strada è stata scelta ultimamente dalla romana Coniglio editore, la quale sta ripubblicando – aggiornandoli – alcuni titoli fondamentali legati alle produzioni dei cantautori: aveva iniziato con Pensieri e parole di Luciano Ceri dedicato a Lucio Battisti, proseguito con Battisti talk di Francesco Mirenzi ed ora ha appena dato alle stampe Fabrizio De André – Passaggi di tempo, curato da Doriano Fasoli, scrittore e giornalista con la passione della psicanalisi.

La copertina del libro di Fasoli

La copertina del libro di Fasoli

Il volume in questione (340 pagine, € 14,50 e una copertina chiaramente ispirata alla prima edizione della Buona novella) ha almeno due particolarità che tanti altri libri deandreiani non possono vantare: le sue prime due stesure, datate 1989 e 1995 – i titoli erano, rispettivamente, Amico fragile e La cattiva strada – sono state pubblicate prima della morte di Fabrizio e, soprattutto, pensate e scritte in collaborazione con l’artista.

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La passione in un calice

«La prima coppa riguarda la sete, la seconda il buon umore, la terza il piacere dei sensi, la quarta la follia». Lo scrittore latino Apuleio, nell’introdurre un brano sulle muse della sua Florida, cita questo detto filosofico, sorta di proto-vademecum per il consumo consapevole di vino a tavola. Soprassediamo sulla sete (troppo banale e poi può bastare l’acqua) e sulla follia (troppo pericolosa) e concentriamoci sui due stati mediani.

Che nel frutto della vite si nascondesse un “potere socializzante” fortissimo, capace di portare il buonumore all’interno di un gruppo, è cosa nota da secoli. Lo sapevano bene gli studenti del Duecento, che giravano le università europee e nei loro canti goliardici parlavano di piaceri, donne e – ovviamente – vino: non a caso uno dei Carmina Burana più famosi musicati da Carl Orff è In taberna quando sumus. Persino nella Bibbia, in cui non mancano dure critiche all’ubriachezza e ai suoi effetti, si dà gloria a Dio perché fa nascere le piante da cui si trae «vino che allieta il cuore dell’uomo» (salmo 104); del resto, la parola «vino» viene dal sanscrito vena, che significa «amare».

In bilico tra sensi e memoria. Tutto questo, però, non risponde alla domanda di base: perché si sta bene insieme attorno a una bottiglia di vino? Dà una risposta da esperto Massimo Zanichelli, giornalista con la passione del cinema e della buona tavola, con il cuore ben piantato nella Bassa reggiana: «Il vino è sensorialità, convivialità, produce ebbrezza, con conseguenti effetti di rilassamento e benessere psicofisico;  affina le percezioni dei sensi e non di rado spinge al recupero di analogie sensoriali legate a esperienze precedenti della nostra vita, spesso localizzate nell’infanzia o adolescenza: è insomma una vera e propria madeleine proustiana, capace di espandere ricordi ed emozioni».

Massimo Zanichelli

Massimo Zanichelli

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Sport e tv: una storia da raccontare (e la voce di chi c’era)

Lo sport è sicuramente uno degli ingredienti fondamentali di un palinsesto televisivo: se si escludono i canali tematici dedicati soltanto a determinate attività (cucina, musica, cartoni animati e quant’altro), non è difficile sperimentare come immagini di competizioni, gare abbiano un certo rilievo all’interno della programmazione di una rete. Non deve essere un caso, dunque, che fin dalla sua nascita (e, paradossalmente, anche in precedenza) la televisione abbia dato uno spazio notevole allo sport; se però molto si è scritto per raccontare la storia del mezzo televisivo attraverso programmi e protagonisti, fino a poco tempo fa mancava un’opera che realizzasse a fondo il rapporto sport-tv.

Fortunatamente lo scorso anno questa lacuna è stata colmata da La Tv per sport, un volume scritto da Pino Frisoli e pubblicato dall’editore Tracce (€ 10). Pino, laureato in scienze politiche, giornalista sportivo (redattore di vari siti dedicati allo sport e telecronista per Alice Home Tv) e documentatore dell’ultima edizione della Domenica sportiva estate, racconta l’avventura dello sport in tv in quasi 50 schede, ognuna delle quali si sviluppa attorno a un avvenimento rilevante.

Copertina del libro di Pino Frisoli

Copertina del libro di Pino Frisoli

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