Il mio impegno per far conoscere e difendere la Costituzione: il 25 ottobre io sto con Marino

Tra le cose cui un italiano dovrebbe tenere di più c’è un testo di poche pagine, scritto oltre 60 anni fa ma con un linguaggio che non ha perso smalto: all’interno si trovano le “regole del gioco” del nostro Stato, ma soprattutto sono fissati i principi di fondo, i diritti e i doveri di ciascuno, senza i quali il gioco della democrazia non è possibile o è iniquo.

La Costituzione italiana in passato è stata una bellissima ragazza e, ancora oggi, ha l’immagine di una bella signora. Certamente ha subito qualche segno del tempo, proprio come accade alle persone; anche per questo ha subito via via alcuni ritocchi (le revisioni costituzionali), a dire il vero non sempre riusciti. In ogni caso, essa rappresenta il fondamento del nostro Stato: riguarda tutti noi, anche coloro che arrivano in Italia per poco tempo e, magari, da clandestini. Parla di chi governa e di chi viene governato, di chi comanda e di chi non ha un potere, di chi vive all’interno di una famiglia, di un gruppo, di un territorio.

Conoscere e studiare la Costituzione è davvero fondamentale per ogni italiano: non passa giorno senza che almeno uno dei 139 articoli che compongono quel documento trovi un riscontro pratico o, purtroppo, sia messo in pericolo. È importante che la Costituzione sia studiata all’interno delle scuole in modo approfondito e con uno sguardo attento alla realtà, all’interno della materia «Cittadinanza e Costituzione» e tutte le volte che il sistema di valori contenuto nella nostra legge fondamentale emerga durante le lezioni; sarebbe bello che i ragazzi potessero parlarne anche con i loro genitori, sentendo il desiderio di crescere anche come cittadini, e che i genitori spiegassero con entusiasmo il significato di quelle parole.

Il 25 ottobre io sto con Marino

Il 25 ottobre io sto con Marino

Io sono un elettore del Partito Democratico e, alle primarie che si svolgeranno domenica 25 ottobre, ho deciso di schierarmi con Ignazio Marino, candidandomi nel collegio di Reggio 2 come membro dell’Assemblea  regionale del Pd (sostenendo come segretario Thomas Casadei). Noi, come sostenitori di Ignazio Marino ma soprattutto come italiani democratici, siamo convinti che la Costituzione meriti di essere conosciuta da chiunque viva o scelga di vivere in Italia: solo se è conosciuta può essere pienamente rispettata e (cosa ancora più importante) fatta rispettare.

Tutto questo vale naturalmente per tutti i diritti e i doveri contenuti nella prima parte del documento, vale per il principio di laicità che emerge pienamente dalla lettura della Carta, ma anche per le norme che regolano il funzionamento delle istituzioni. Basterebbe avere minime conoscenze di Diritto costituzionale per smontare tutte le critiche pretestuose circolate in questi giorni sulla sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, per capire se e quando il Presidente della Repubblica può rinviare al Parlamento una legge appena approvata, per sapere che i senatori a vita non sono parlamentari “di serie B”, ma valgono esattamente quanto gli altri (e spesso hanno più meriti di altri).

Io voglio che il Partito Democratico si impegni, con tutte le sue forze, perché la Costituzione abbia nel nostro Paese la dignità e il rispetto che merita tra la gente e all’interno delle istituzioni. Io ci credo, noi ci crediamo.

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Ora di religione: sì, ma quale?

Penso che ben pochi di noi avrebbero creduto, solo fino a pochi anni fa, di leggere sui giornali o di sentire nei telegiornali che un uomo come Gianfranco Fini avrebbe visto di buon occhio l’introduzione della cosiddetta «ora di religione islamica» (anche perché non era facile prevedere che un giorno si sarebbe posta questa necessità). Come era immaginabile, la proposta del parlamentare Pdl Adolfo Urso e considerata accettabile dal Presidente della Camera ha scatenato una vespaio di reazioni, alcune di assoluta contrarietà (con i leghisti a sbraitare il loro dissenso), altre più possibiliste, se non addirittura soddisfatte.

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Alcune parole chiare sul lodo Alfano

Quando, intorno alle ore 18, le agenzie battevano la notizia della sentenza della Corte costituzionale sul cosiddetto “lodo Alfano”, non ho stappato nessuna bottiglia, né sono sceso in piazza a festeggiare. Ho solo pensato che, almeno questa volta, qualcuno si era ricordato che non ci sono persone «più uguali di altre», tanto per citare l’originale di Orwell, al posto della brutta copia ghediniana.

Quello che mi ha fatto veramente arrabbiare è quanto è accaduto dopo e che, tutto sommato, ci si poteva aspettare. Si usa dire che delle sentenze della Corte costituzionale (come di tutte le pronunce) si dovrebbe prendere semplicemente atto con rispetto, e questo non è sempre facile, ma una critica velenosa e denigratoria come quella che è rimbalzata su taccuini, microfoni e telecamere da parte di vari esponenti del centrodestra e della stampa ad esso riconducibile è per lo meno vergognosa. Continua a leggere

Difendere la libertà di informazione: c’ero anch’io

Sabato pomeriggio anch’io ero tra i 300mila che hanno affollato Piazza del Popolo e le aree vicine per dire il mio sommesso «Ci sono anch’io» a favore della libertà di informazione. È stata la prima manifestazione della mia vita e sono contento di avere partecipato: in quella piazza ho sentito molte parole sagge, vari contributi interessanti, assieme a qualche intervento inappropriato.

La manifestazione dal palco (da Repubblica)

La manifestazione dal palco (da Repubblica)

Soprattutto ho sentito tanta energia e voglia di non arrendersi, da parte di chi cerca di dare le notizie e di chi le vuole ricevere. Peccato per chi non è riuscito a venire e per chi ha scelto consapevolmente di non esserci: da questi ultimi, tuttavia, avremmo apprezzato di più un dignitoso silenzio, rispetto ad attacchi disordinati e incomprensibili, magari andati in onda in prima serata, nel bel mezzo di un appuntamento che dovrebbe essere votato all’informazione e non al suo contrario.

In quel pomeriggio mi sono trovato ad applaudire insieme a una folla di colleghi le parole dei nostri sindacalisti Franco Siddi (segretario nazionale FNSI) e Carlo Verna (segretario nazionale UsigRai), ad ascoltare la coraggiosa testimonianza dei cronisti siciliani Josè Trovato e Pino Maniàci, l’intervento atteso di Roberto Saviano e il parere (tanto inatteso quanto fondamentale) di Sergio Lepri, che dopo aver diretto per tanti anni l’Ansa e aver scritto molto sulla professione giornalistica non ha avuto paura di dire che lui è passato attraverso il fascismo e ora c’è bisogno di un grido indignato; mi sono commosso nel ricordare chi negli anni ha pagato con la vita il proprio mestiere e anche nel sentir ricordare una situazione che conosco fin troppo bene, quella di chi è pagato 5 euro a pezzo o anche meno per un lavoro che dovrebbe avere ben altra dignità.

Con Claudio Valeri del Tg2

Con Claudio Valeri del Tg2

Rimando a Youtube per cercare di trovare tutto il materiale filmato che riguarda quelle ore e riascoltare le parole di tutti coloro che si sono alternati sul palco (compreso Neri Marcoré che ha letto un brano notevole, forse solo un po’ troppo lungo, di Tocqueville). Di quella giornata così particolare, oltre a tutto questo ho apprezzato soprattutto tre cose. Innanzitutto che ci fossero, mescolati tra la folla, vari giornalisti Rai più o meno noti al pubblico, a esporsi in prima persona per dire che qualcosa non va anche nell’informazione della tv di Stato: penso a Piero Damosso, Raffaele Genah e Aldo Maria Valli del Tg1, a Riccardo Cucchi (storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto), ma soprattutto a Claudio Valeri del Tg2, autore di splendidi commenti sportivi, musicali e di costume per quella testata.

Il secondo e il terzo elemento sono necessariamente fusi: sono felice che uno degli applausi più calorosi sia andato all’articolo 21 della nostra Costituzione e che uno degli interventi migliori della giornata sia stato quello di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale. Riporto qui le sue parole (chiare e comprensibili), per chi vorrà leggerle e trovare spunti di riflessione importanti: in un momento in cui occorre reagire a un mondo che vede l’informazione solo come un mercato in balia dei potenti e uno strumento per ottenere vantaggi e scambi di favore, «non la rabbia, che è cieca – ha detto Onida – ma la consapevolezza ci può ancora salvare». Continua a leggere

Riflessione isolata sul tema: L’imbarazzo

E dopo? Ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male

Giorgio Gaber e Sandro Luporini, Dopo l’amore (1978)