Come si cambia …

«Rinviare le elezioni? Sarebbe un dramma, un fatto capace di provocare un danno notevole per un Paese che ha bisogno di governo immediatamente operativo. Mi appello al senso di responsabilità di Giuseppe Pizza».

Silvio Berlusconi, 2 aprile 2008, dopo che il Consiglio di Stato
aveva riammesso al voto la Dc di Pizza (oggi sottosegretario),
che aveva chiesto il rinvio delle elezioni

 

«La lista Sgarbi ha certamente diritto di poter approfittare di altri giorni di campagna elettorale ed è giusto che si rispetti questo diritto».

Silvio Berlusconi, 19 marzo 2010, dopo che il Tar Lazio
ha riammesso al voto la lista di Vittorio Sgarbi,
 che ha chiesto il rinvio delle elezioni
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Sport e tv: una storia da raccontare (e la voce di chi c’era)

Lo sport è sicuramente uno degli ingredienti fondamentali di un palinsesto televisivo: se si escludono i canali tematici dedicati soltanto a determinate attività (cucina, musica, cartoni animati e quant’altro), non è difficile sperimentare come immagini di competizioni, gare abbiano un certo rilievo all’interno della programmazione di una rete. Non deve essere un caso, dunque, che fin dalla sua nascita (e, paradossalmente, anche in precedenza) la televisione abbia dato uno spazio notevole allo sport; se però molto si è scritto per raccontare la storia del mezzo televisivo attraverso programmi e protagonisti, fino a poco tempo fa mancava un’opera che realizzasse a fondo il rapporto sport-tv.

Fortunatamente lo scorso anno questa lacuna è stata colmata da La Tv per sport, un volume scritto da Pino Frisoli e pubblicato dall’editore Tracce (€ 10). Pino, laureato in scienze politiche, giornalista sportivo (redattore di vari siti dedicati allo sport e telecronista per Alice Home Tv) e documentatore dell’ultima edizione della Domenica sportiva estate, racconta l’avventura dello sport in tv in quasi 50 schede, ognuna delle quali si sviluppa attorno a un avvenimento rilevante.

Copertina del libro di Pino Frisoli

Copertina del libro di Pino Frisoli

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Una nuova bibbia per Battistiani doc

Per gli autentici appassionati di Lucio Battisti questi mesi si presentano come davvero ricchi. La gratitudine va soprattutto alla Coniglio editore che ha ripubblicato (in veste completamente rinnovata) la prima “bibbia” dei battistiani e sta per dare alle stampe un’autentica pietra miliare per chi ha amato davvero l’artista di Poggio Bustone. Da poco è nuovamente disponibile, dopo la prima uscita nel 1996 per Tarab, Pensieri e parole – Lucio Battisti, una discografia commentata, di Luciano Ceri: 480 pagine (per un costo di 18,50 euro) che ripercorrono disco per disco la carriera di Lucio, con analisi, ricordi e testimonianze.

Si tratta di un lavoro accurato ed interessante, il cui ritorno in libreria non può che far felici gli estimatori; per loro, tuttavia, si prepara un piatto ancora più ghiotto. Il titolo della seconda uscita Coniglio (non si conosce ancora la data) è emblematico: Lucio Battisti – Discografia mondiale. A compilare il tutto è un grande esperto di musica, molto apprezzato nel settore dei collezionisti, Michele Neri; al suo fianco, il fondatore ed amministratore del sito più completo (forse l’unico propriamente detto) sull’opera di Battisti, Fabio Sanna. Il volume non sarà economico (si prevede un prezzo di 58 euro), ma le circa 570 pagine previste per l’opera promettono decisamente bene per tutti coloro che desiderano conoscere a fondo la produzione discografica di Lucio. In attesa della pubblicazione, ecco l’intervista che Michele mi ha concesso.

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(2)9 settembre: racconto di una giornata dedicata a Lucio

Reggio Emilia non aveva mai dedicato manifestazioni particolari a Lucio Battisti, se si esclude qualche omaggio all’interno di Festa Reggio; per il decennale della scomparsa, la città ha deciso di affidarsi alla voce di Maurizio Vandelli ed all’ultimo prodotto del suo editore più noto (Francesco Aliberti), ossia il libro-intervista a Mogol, scritto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. Ho deciso di partecipare alla giornata pur con molte perplessità: come molti fan battistiani, non condivido il malvezzo di ricordare un grande artista solo in occasione del suo compleanno (il 5 marzo) o dell’anniversario della morte, visto che chi lo fa generalmente ha intenti meramente speculativi. Alla fine mi sono convinto ad andare, se non altro perché mi sarei occupato di presentazione e concerto per la Gazzetta di Reggio e mi sembrava stupido lasciare il servizio a qualcun altro: ecco dunque il racconto del mio 9 settembre 2008. Continua a leggere

Gli anni ’70 e le meteore che “Ballarono una sola estate”

Ogni periodo ha le sue stelle e le sue meteore: personaggi che (più o meno meritatamente) conquistano il successo e vi rimangono legati a lungo ed altri che si affacciano al firmamento del mondo che conta, sparendone poi quasi alla stessa velocità del loro sorgere. Il campo che maggiormente si presta a questa analisi è certamente quello musicale, soprattutto perché periodicamente i revival delle varie stagioni riportano a galla (per sempre o per una volta soltanto) artisti più o meno dimenticati.

Una delle novità editoriali più apprezzate dello scorso anno fu Ballarono una sola estate, sorta di guida cartacea ai personaggi da one shot degli anni ’60 curata da Alberto Tonti, architetto milanese con la passione della musica: da poche settimane è uscita per Rizzoli la “seconda puntata”, con lo stesso titolo ma dedicato stavolta al decennio successivo (anche in questo caso, con opportuno cd provvisto di 15 brani). Il look della copertina si adegua ai tempi (stile molto flower power, abbigliamento in linea, testi nello storico carattere Davida – quello dei primi dischi di Lucio Battisti, per capirci) e le meteore sembrano aumentare: dalle 70 dichiarate nel primo volume si passa alle 100 del nuovo cofanetto, anche se probabilmente il numero non è preciso. «Non credo personalmente che le meteore dei ’70 siano state maggiori rispetto a quelle del decennio precedente – spiega Tonti – Può essere che ne siano uscite di più perché valeva la pena allargare il raggio di questa indagine, anche in senso spaziale. Di fatto, scrivendo il libro, mi sono accorto che le storie da one shot dei ’70 sono meno complicate e forse meno interessanti di quelle che sono venute prima. Del resto, è facile avere la prova che varie meteore dei Sixties le ricordano tutti, persino i più giovani, mentre quelle dei ’70 generalmente tornano in mente solo a chi ha vissuto quel periodo in giovinezza».

Qualcosa di simile scrive Lella Costa nella sua passionale prefazione del libro: «Non è che non le abbia riconosciute, le meteore degli anni Settanta […] Solo che, rispetto a quelle del decennio precedente, non mi suscitano la stessa passione e neanche lo stesso automatismo»; è la stessa attrice, tuttavia, a sottolineare che l’ascolto di quei brani è per lei l’importante condivisione di una memoria collettiva, di «cose che altri hanno desiderato» (per citare Eliot) in anni che, rispetto ai “favolosi” ’60, erano «molto meno lievi e molto più amari; più intensi, anche, e molto più complicati».

 

Copertina di "Ballarono una sola estate"

Copertina di "Ballarono una sola estate"

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