Manuale di base per citazionisti

Nella recente fanta-intervista a Beppe Severgnini, si cercava di affrontare in poche righe una situazione esistente, che riguarda molte persone e in certi casi può essere rischiosa: si tratta della «sindrome del citazionista». Rovistate bene tra la cerchia dei parenti e degli amici: quasi sicuramente ne emergerà uno che ama costellare i suoi discorsi con citazioni varie, a volte anche inventate: potessimo osservarlo di notte, ci accorgeremmo che «sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori», come avevano detto in Il conformista i venerabili maestri Giorgio Gaber e Sandro Luporini (naturalmente è un’altra citazione, ma non sta bene dirlo).

Ci sono varie categorie di citatori, ognuna insidiosa a suo modo. Lo stesso maestro Severgnini bolla come pericolosi i «monocitatori», che traggono frasi ed esempi da un unico soggetto (che sia un politico sfacciato, un attore svampito, uno sportivo spompato o un cartone animato): la prima volta fanno sorridere, la seconda alzare un ciglio, la terza inducono perplessità, alla quarta citazione viene voglia di alzarsi e andare via. Non bisogna peraltro dimenticare altre specie di rilievo, a partire dagli «inquirenti»: questi simpaticoni amano fare la loro citazione e, a tradimento, chiedono allo sventurato interlocutore di completare la frase o di ricordarne l’autore (altri fanno il contrario, buttano lì un nome e pretendono una citazione sull’unghia). Non vanno sottovalutati nemmeno i «ruffianatori»: sanno che amate particolarmente uno scrittore o un personaggio e troveranno ogni scusa buona per ricordarne una frase. Se passerete una giornata con loro e non vorrete arrivare a odiare il vostro beniamino, dovrete imporre agli altri regole precise: alla terza citazione andrete in un’altra stanza o (peggio) presenterete loro un profondo conoscitore dei discorsi di Nanni Moretti. Più imbarazzanti che pericolosi sono gli «autocitatori»: pur non essendo dotati di un ufficio stampa personale, ricordano esattamente ogni parola detta nei loro anni di vita e sono convinti che non aspettiate altro che le loro perle di saggezza (quando si accorgono che siete più interessati al cibo che avete davanti o alla conferenza che state ascoltando, si offendono a morte). Continua a leggere

Un anno senza Enzo Biagi

Esattamente un anno fa, gli italiani hanno dovuto salutare il loro «ultimo cronista». Il vuoto lasciato da Enzo Biagi, soprattutto negli spiriti più liberi di questo paese, è tangibile e nessuno pare essere in grado di colmarlo: forse perché «modelli così non ne fanno più», forse perché non li hanno ancora trovati, forse – purtroppo – perché li hanno già trovati e resi inoffensivi. Biagi ha saputo raccontare quasi tutto, dalla cronaca allo sport, dalla politica al cinema, senza mai far mancare il suo stile, ricco di ricordi e «senza sbrodolature»; leggendo i suoi pezzi si imparano molte citazioni, spesso di personaggi “insospettabili”, e si capisce come arrivare al cuore delle cose, senza girarci troppo attorno.

La sua casa editrice, la Rizzoli, manda oggi nelle librerie due volumi “del cuore” (così mi sento di chiamarli), che possono aiutare ogni volenteroso a scoprire – o riscoprire – chi era davvero quel signore che con capelli bianchi ed occhiali è entrato per anni nelle case degli italiani attraverso il televisore. Il primo libro porta la firma di Bice Biagi, la figlia maggiore di Enzo e Lucia Ghetti, giornalista come il padre (ha diretto con stile Novella 2000 ed è stata vicedirettore di Oggi); come titolo è stato scelto In viaggio con mio padre, ma non si deve pensare a diari di avventure, visite all’estero, ricordi di corrispondenze o vacanze lunghe condivise tra i due (è Bice stessa ad ammettere di aver seguito il padre solo una volta, a Roma, dopo la fine delle elementari). Il viaggio di cui la figlia parla inizia subito dopo la morte di Biagi e l’ha portata in giro per l’Italia, in grandi città come in paesi quasi sconosciuti; spesso in compagnia della sorella Carla, altre volte con persone molto vicine al padre, ma sempre con la stessa energia propulsiva: la memoria del padre. Poteva essere l’intitolazione di una biblioteca o di una sezione di partito, una festa dei partigiani o una celebrazione legata al 25 aprile; in ogni luogo Bice ha incontrato persone che avevano conosciuto Enzo o che gli sarebbero piaciute. È proprio alle loro storie che lascia generosamente spazio, raccontando la figura del padre anche attraverso di loro, oltre che con i suoi ricordi; la giornalista apre anche il suo album di famiglia e mette a disposizione del lettore 14 fotografie che sanno di ricordo e sorpresa, con un pizzico di commozione e tanta sincerità.

Il libro di Bice Biagi

Il libro di Bice Biagi

Per chi invece desidera conoscere meglio il Biagi-giornalista, in particolare quello della carta stampata, è più indicato Io c’ero, cospicua raccolta di scritti di Enzo che ripercorre in più di 500 pagine oltre 60 anni di devozione per i lettori. I brani sono ordinati per anno di pubblicazione (o di riferimento) e, senza una precisa logica di disposizione, offre un vastissimo campionario di argomenti ed altrettante “istantanee” nitide sulla storia d’Italia e del mondo. C’è spazio per la conversazione con la senatrice Angelina Merlin (quella della legge sulle “case chiuse”) o per un’intervista al comunista Enrico Berlinguer, per raccontare l’incontro con Malcom X prima del suo assassinio o per commentare la prima guerra irachena, la prima ad essere trasmessa in tv. Si tratta del classico libro che è possibile aprire a caso, vedendo quale lettura la sorte ha assegnato: difficile restare delusi da questa summa curata con dedizione dal suo amico e regista Loris Mazzetti.

Proprio l’esperienza maturata al fianco di Biagi e la successiva carriera di dirigente Rai (attualmente è capostruttura di Raitre) mi hanno suggerito di intervistare Loris quando si è trattato di completare la mia tesi di laurea sul pluralismo televisivo. A metà gennaio parlammo di Rai, di libertà (in un momento in cui lui stesso stava pagando la sua schiettezza sull’azienda), di Che tempo che fa (programma di cui ha seguito la nascita e che ha curato per vari anni) e di leggi sul pluralismo, ma Enzo Biagi riaffiorava spesso nelle sue parole, anche quando le domande non riguardavano direttamente lui. Credo si tratti del momento migliore per pubblicare integralmente quel nostro colloquio: è un modo per ricordare Biagi e per parlare di cose che – oso sperare – gli sarebbero piaciute.

La raccolta curata da Loris Mazzetti

La raccolta curata da Loris Mazzetti

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