Gli anni ’70 e le meteore che “Ballarono una sola estate”

Ogni periodo ha le sue stelle e le sue meteore: personaggi che (più o meno meritatamente) conquistano il successo e vi rimangono legati a lungo ed altri che si affacciano al firmamento del mondo che conta, sparendone poi quasi alla stessa velocità del loro sorgere. Il campo che maggiormente si presta a questa analisi è certamente quello musicale, soprattutto perché periodicamente i revival delle varie stagioni riportano a galla (per sempre o per una volta soltanto) artisti più o meno dimenticati.

Una delle novità editoriali più apprezzate dello scorso anno fu Ballarono una sola estate, sorta di guida cartacea ai personaggi da one shot degli anni ’60 curata da Alberto Tonti, architetto milanese con la passione della musica: da poche settimane è uscita per Rizzoli la “seconda puntata”, con lo stesso titolo ma dedicato stavolta al decennio successivo (anche in questo caso, con opportuno cd provvisto di 15 brani). Il look della copertina si adegua ai tempi (stile molto flower power, abbigliamento in linea, testi nello storico carattere Davida – quello dei primi dischi di Lucio Battisti, per capirci) e le meteore sembrano aumentare: dalle 70 dichiarate nel primo volume si passa alle 100 del nuovo cofanetto, anche se probabilmente il numero non è preciso. «Non credo personalmente che le meteore dei ’70 siano state maggiori rispetto a quelle del decennio precedente – spiega Tonti – Può essere che ne siano uscite di più perché valeva la pena allargare il raggio di questa indagine, anche in senso spaziale. Di fatto, scrivendo il libro, mi sono accorto che le storie da one shot dei ’70 sono meno complicate e forse meno interessanti di quelle che sono venute prima. Del resto, è facile avere la prova che varie meteore dei Sixties le ricordano tutti, persino i più giovani, mentre quelle dei ’70 generalmente tornano in mente solo a chi ha vissuto quel periodo in giovinezza».

Qualcosa di simile scrive Lella Costa nella sua passionale prefazione del libro: «Non è che non le abbia riconosciute, le meteore degli anni Settanta […] Solo che, rispetto a quelle del decennio precedente, non mi suscitano la stessa passione e neanche lo stesso automatismo»; è la stessa attrice, tuttavia, a sottolineare che l’ascolto di quei brani è per lei l’importante condivisione di una memoria collettiva, di «cose che altri hanno desiderato» (per citare Eliot) in anni che, rispetto ai “favolosi” ’60, erano «molto meno lievi e molto più amari; più intensi, anche, e molto più complicati».

 

Copertina di "Ballarono una sola estate"

Copertina di "Ballarono una sola estate"

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