Prima e dopo Claudio Capone

Per i veri appassionati dei documentari televisivi è finita un’epoca: lunedì siamo rimasti orfani della voce di Claudio Capone, che ha guidato generazioni di persone che si sono imbattute (per caso o volutamente) in un filmato naturalistico o scientifico. Capone era un doppiatore, uno tra i più bravi, ma era soprattutto uno tra i più conosciuti dal pubblico, almeno come nome. Alcuni tra i suoi colleghi hanno acquistato notorietà per essersi messi in gioco come attori (mostrando anche il proprio volto); pochi hanno avuto l’occasione di vedere Claudio Capone in viso, magari in qualche trasmissione televisiva, ma la sua voce ha attraversato anni e (si sarebbe tentati di dire) diversi settori di pubblico.

Molte donne di varia età sono legate a quel timbro vocale: Capone è sempre stato il doppiatore di Ronn Moss, l’attore che impersona Ridge Forrester in Beautiful. L’identificazione di quella voce con Moss andò oltre il personaggio, al punto che anche in altre partecipazioni cinematografiche o televisive dell’attore la voce che lo doppiava era sempre la stessa. Molti altri hanno potuto valersi dell’apporto di Capone come doppiatore: tra i più noti, Mark Hammill, John Travolta, Michael Douglas, persino Chuck Norris (l’elenco pressoché completo è contenuto nella pagina che Antonio Genna ha dedicato al personaggio); quella stessa voce si poteva ascoltare anche in alcune campagne pubblicitarie (l’ultima, in ordine di tempo, è quella elaborata per «Uliveto e Rocchetta acque della salute»).

Il genere in cui però Claudio Capone ha lasciato le tracce più importanti (per il pubblico) è stato indubbiamente il documentario televisivo: anche qui, la sua voce calda e pulita ha finito per identificarsi in pieno con Quark e con tutte le successive trasmissioni di Piero Angela (e del figlio Alberto), al punto da divenire un marchio dei programmi, al pari dell’Aria sulla quarta corda di Bach eseguita dagli Swingle Singers. La stessa voce aveva caratterizzato anche filmati per Geo&Geo o Alle falde del Kilimangiaro (per fare qualche esempio), ma per tutti era sufficiente qualche parola letta da Capone per pensare a Quark e per catalogare quel doppiatore come «voce da documentario»: da piccoli, forse pensavamo che quel signore che raccontava tutti i filmati sapesse davvero tutto, dai pinguini alla riproduzione degli ippopotami e ci stupivamo ogni volta nel sentirlo parlare di qualcosa di nuovo.

Mi ha fatto molto piacere il commento di Piero Angela, che l’amica Daniela Sgambelluri ha riportato nel suo sito: «Claudio Capone era una persona deliziosa, non lo abbiamo mai visto arrabbiarsi una volta; lavorava con noi da 27 anni, non aveva solo una bellissima voce, ma la sua era una lettura intelligente; leggeva a prima vista e con il suo modo faceva capire anche ai telespettatori». Certamente i documentari andranno avanti anche senza Claudio Capone, ci sono ottimi professionisti ovunque, a partire dalla Rai (mi piace ricordare Alberto Lori, altra voce di Quark, soprattutto nei servizi di Marco Visalberghi, oltre che di tanti altri programmi come Mixer), ma nulla cancellerà il ricordo di quella voce che ci ha accompagnato in serate, pomeriggi, a volte anche la mattina presto (quando mandavano in onda le repliche del Mondo di Quark) e che ci ha ricordato per anni che, in tanta spazzatura da piccolo schermo, esisteva una buona tv, a volerla cercare bene.