“Tutto il calcio”, mezzo secolo di voci ed emozioni

Certi riti collettivi hanno il dono di fendere gli anni quasi indisturbati: cambia il contorno, cambiano le persone che li praticano e gli strumenti per metterli in opera, ma in fondo restano uguali a sé stessi, come una rassicurante certezza. È sicuramente il caso di Tutto il calcio minuto per minuto, il programma radiofonico cui gli italiani sono più legati: in Rai solo la Domenica sportiva vanta una storia più lunga (il famoso 3 gennaio 1954, “primo giorno ufficiale” di trasmissioni tv, era l’ultimo programma del palinsesto), ma non riesce a trasmettere la stessa tensione e lo stesso interesse di Tutto il calcio, in onda dal 10 gennaio di 50 anni fa. La passione per il pallone è cresciuta negli italiani assieme al successo di quel programma, l’unico che per molto tempo ha permesso di sapere “in tempo reale” l’andamento della domenica calcistica.

Il rito sostanzialmente non cambiava, che si fosse nel salotto buono di casa, nei bar di quartiere, oppure in qualsiasi altro punto, portandosi appresso apparecchi pesantissimi o le “radioline” a transistor oppure (come spesso accade oggi) affidandosi all’autoradio: l’ultimo pomeriggio della settimana iniziava ufficialmente con i colpi di tamburo di A taste of honey nella versione di Herb Alpert e dei Tijuana Brass (rigorosamente dai 20 secondi in poi) e per poco meno di due ore era scandito da un susseguirsi di voci dai vari stadi d’Italia, in un gioco di rimandi e interruzioni (sperate o temute) che scatenava il cardiopalmo dei tifosi e di chi controllava frenetico la schedina del Totocalcio.

Anche per me, che non ho mai seguito davvero a fondo le evoluzioni domenicali del pallone, Tutto il calcio è stata un’istituzione che fa parte a pieno titolo dei ricordi di un bambino nato quando si giocava esclusivamente la domenica pomeriggio e cresciuto mentre nascevano pay-tv, posticipi e anticipi. Non ho vissuto l’epoca storica, con la voce gradevole e imperiosa di Roberto Bortoluzzi (scomparso nel 2007, lo stesso giorno di un vero signore del calcio, Nils Liedholm) che «dallo studio centrale di Milano» coordinava gli interventi dei radiocronisti dai vari campi, così come non ho ascoltato la voce coinvolgente e ritmica di Enrico Ameri (morto nel 2004) che per 25 anni aveva commentato le partite più importanti di ogni domenica.

Il “mio” Tutto il calcio era quello di Alfredo Provenzali, tuttora al timone della trasmissione dal 1992 (tra Bortoluzzi e lui, solo un altro campione del giornalismo sportivo come Massimo De Luca), ottimo maestro di cerimonie con uno stile quasi lirico; i radiocronisti della mia infanzia ci sono ancora quasi tutti, dall’autorevolissimo Riccardo Cucchi (che ho avuto il piacere di conoscere a Roma, alla manifestazione per la libertà d’informazione) a Livio Forma, da Tonino Raffa a Emanuele Dotto (cui purtroppo ricollego una tristissima domenica calcistica, visto che il 29 gennaio 1995, mentre ero a Pisa, fu proprio lui a dire che fuori dallo stadio di Marassi un tifoso milanista aveva ucciso il genoano Vincenzo Spagnolo). Manca purtroppo all’appello Sandro Ciotti, l’uomo delle 2400 radiocronache, l’unico che aveva la voce da radio anche lontano dai microfoni (grazie a quelle famose dieci ore di cronaca sotto l’acqua alle Olimpiadi del 1968): l’assenza del suo stile, certamente molto personale (in radio, in tv e nella musica), oggi pesa molto; altre “voci” invece hanno preso altre strade, chi conducendo altri programmi (penso a Luigi Coppola, oggi alla guida di Zona Cesarini), chi passando alla televisione – a partire da Bruno Gentili che oggi è vicedirettore di Rai Sport – chi approdando onorevolmente alla pensione.

Un destino benevolo e scherzoso ha voluto che il 10 gennaio 2010 fosse proprio domenica e che la giornata si chiudesse con Juventus-Milan, «ideale return match» di quel Milan-Juventus commentato il primo giorno da Nicolò Carosio (come ha fatto notare Alfredo Provenzali). Per caso mi sono trovato a carpire l’ultimo scampolo della puntata dei 50 anni e ho scoperto con molto piacere che quel giorno speciale ha visto il ritorno in cabina di tre fuoriclasse del programma come Claudio Ferretti (battente e autorevole), Enzo Foglianese (pacato e narrante) ed Ezio Luzzi (la voce principale e inconfondibile della serie B, per me indissolubilmente legato alle partite del Piacenza), assieme a Nicoletta Grifoni, prima donna a commentare un incontro per Tutto il calcio, una piacevole sorpresa per me.

Purtroppo il tempo di sentire «Scusa Ameri» e «Scusa Ciotti» è passato (e, non da ieri, anche la passione per la schedina), ma non si è perso il fascino di quella trasmissione, che ancora oggi accoglie volentieri chi vuole affidarsi solo a una voce esperta e non a uno stuolo di telecamere per vivere la “sua” partita: è forse la migliore conferma della bontà dell’idea che Guglielmo Moretti e Sergio Zavoli (“padri” del programma assieme a Bortoluzzi) ebbero mezzo secolo fa.

Per sapere tutto (o quasi) sulla colonna portante dei palinsesti di Radiouno è utile consultare il sito Tutto il calcio Blog, curato da persone davvero esperte e ricco di notizie, curiosità e documenti audio (comprese le trasmissioni legate ai 50 anni della trasmissione radiofonica).

Difendere la libertà di informazione: c’ero anch’io

Sabato pomeriggio anch’io ero tra i 300mila che hanno affollato Piazza del Popolo e le aree vicine per dire il mio sommesso «Ci sono anch’io» a favore della libertà di informazione. È stata la prima manifestazione della mia vita e sono contento di avere partecipato: in quella piazza ho sentito molte parole sagge, vari contributi interessanti, assieme a qualche intervento inappropriato.

La manifestazione dal palco (da Repubblica)

La manifestazione dal palco (da Repubblica)

Soprattutto ho sentito tanta energia e voglia di non arrendersi, da parte di chi cerca di dare le notizie e di chi le vuole ricevere. Peccato per chi non è riuscito a venire e per chi ha scelto consapevolmente di non esserci: da questi ultimi, tuttavia, avremmo apprezzato di più un dignitoso silenzio, rispetto ad attacchi disordinati e incomprensibili, magari andati in onda in prima serata, nel bel mezzo di un appuntamento che dovrebbe essere votato all’informazione e non al suo contrario.

In quel pomeriggio mi sono trovato ad applaudire insieme a una folla di colleghi le parole dei nostri sindacalisti Franco Siddi (segretario nazionale FNSI) e Carlo Verna (segretario nazionale UsigRai), ad ascoltare la coraggiosa testimonianza dei cronisti siciliani Josè Trovato e Pino Maniàci, l’intervento atteso di Roberto Saviano e il parere (tanto inatteso quanto fondamentale) di Sergio Lepri, che dopo aver diretto per tanti anni l’Ansa e aver scritto molto sulla professione giornalistica non ha avuto paura di dire che lui è passato attraverso il fascismo e ora c’è bisogno di un grido indignato; mi sono commosso nel ricordare chi negli anni ha pagato con la vita il proprio mestiere e anche nel sentir ricordare una situazione che conosco fin troppo bene, quella di chi è pagato 5 euro a pezzo o anche meno per un lavoro che dovrebbe avere ben altra dignità.

Con Claudio Valeri del Tg2

Con Claudio Valeri del Tg2

Rimando a Youtube per cercare di trovare tutto il materiale filmato che riguarda quelle ore e riascoltare le parole di tutti coloro che si sono alternati sul palco (compreso Neri Marcoré che ha letto un brano notevole, forse solo un po’ troppo lungo, di Tocqueville). Di quella giornata così particolare, oltre a tutto questo ho apprezzato soprattutto tre cose. Innanzitutto che ci fossero, mescolati tra la folla, vari giornalisti Rai più o meno noti al pubblico, a esporsi in prima persona per dire che qualcosa non va anche nell’informazione della tv di Stato: penso a Piero Damosso, Raffaele Genah e Aldo Maria Valli del Tg1, a Riccardo Cucchi (storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto), ma soprattutto a Claudio Valeri del Tg2, autore di splendidi commenti sportivi, musicali e di costume per quella testata.

Il secondo e il terzo elemento sono necessariamente fusi: sono felice che uno degli applausi più calorosi sia andato all’articolo 21 della nostra Costituzione e che uno degli interventi migliori della giornata sia stato quello di Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale. Riporto qui le sue parole (chiare e comprensibili), per chi vorrà leggerle e trovare spunti di riflessione importanti: in un momento in cui occorre reagire a un mondo che vede l’informazione solo come un mercato in balia dei potenti e uno strumento per ottenere vantaggi e scambi di favore, «non la rabbia, che è cieca – ha detto Onida – ma la consapevolezza ci può ancora salvare». Continua a leggere